Mark Antony Samson (Foto Ansa)
“Non so spiegare cosa mi è preso… non mi ricordo quante volte l’ho colpita sul volto”. Con queste parole Mark Antony Samson ha raccontato in aula il delitto della ex fidanzata Ilaria Sula, ricostruendo davanti alla Corte d’Assise di Roma le ultime ore della giovane uccisa a coltellate il 25 marzo dello scorso anno.
L’imputato, parlando con voce calma, ha descritto “come se mi fosse sceso un velo sugli occhi” e “un misto di emozioni negative”, ammettendo di aver colpito la ragazza “sicuramente più di due” volte, “una sequenza di colpi molto rapida”.
L’omicidio è avvenuto nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano, dove i due si erano incontrati. Dopo il delitto, Samson ha occultato il corpo con l’aiuto della madre, Nosr Manlapaz, che ha patteggiato due anni: il cadavere fu chiuso in una valigia e gettato in un dirupo a Capranica Prenestina. “In questa vicenda non ho detto sempre la verità”, ha ammesso, spiegando: “cercavo di tutelare mia madre”.
Nel corso dell’udienza è emerso anche il rapporto ossessivo dell’imputato: “Lei non sapeva che avevo le password per accedere ai suoi profili”. E sulla vittima: “Era arrabbiata e delusa” dopo aver scoperto le sue bugie sugli studi.
