Lorena Paolini (foto dal web) - Blitz quotidiano
La tragica morte di Lorena Paolini, casalinga di 53 anni, trovata senza vita il 18 agosto 2024 nella sua casa di località Casoni a Ortona, arriva a un punto cruciale. Il prossimo 21 aprile si terrà davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Chieti, Maurizio Sacco, l’udienza sulla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura, che ha proposto l’ipotesi di suicidio. Questa posizione, però, è fermamente contestata dai familiari della vittima, che si oppongono alla chiusura del caso e vogliono ulteriori approfondimenti sugli elementi ancora non chiariti.
Divergenze tra perizie e indizi contrastanti
Al centro della disputa c’è una profonda divergenza scientifica. Il medico legale nominato dalla Procura, Cristian D’Ovidio, ha concluso che i dati raccolti sono compatibili con il suicidio, mentre il pool di esperti incaricato dalla famiglia — tra cui medici legali, una genetista, un criminalista e un analista informatico — ritiene che tali conclusioni non siano sufficienti a escludere altre ipotesi. L’unico indagato nel fascicolo con l’accusa di omicidio volontario aggravato è il marito della donna.
I consulenti difensivi hanno sollevato dubbi su diversi aspetti, come l’angolo del segno sul collo della vittima, che non corrisponderebbe alle simulazioni condotte con un manichino dai Ris di Roma, e l’analisi di 16 fibre rinvenute sul corpo di Lorena, nessuna delle quali è stata collegata al lampadario dell’abitazione. Questi elementi tecnici sono stati definiti “inconclusivi” dagli stessi specialisti militari, suggerendo la necessità di ulteriori accertamenti.
Richieste di approfondimenti e punti oscuri
Oltre ai rilievi sulle prove fisiche, tra le richieste della famiglia Paolini vi sono nuove analisi sui dispositivi mobili del marito e della figlia minore di Lorena, nonché verifiche sulle immagini delle telecamere di contrada Casone, il cui orario registrato risulterebbe anticipato di un’ora rispetto alla realtà. I legali di parte offesa, gli avvocati Francesca Di Muzio e Nicola Rullo, chiedono che questi elementi — insieme ad altri spunti investigativi — siano valutati prima di decidere sull’archiviazione.
