Appalti pubblici, gestione “privata”. I dirigenti potranno rendere “segrete” le gare, senza che nessuno li controlli

Pubblicato il 11 Ottobre 2010 - 11:43 OLTRE 6 MESI FA

Il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso

Gli appalti pubblici diventano “segreti”. Alla faccia della trasparenza, verrebbe da dire. Secondo una norma diventata legge il 30 luglio, gli “alti” dirigenti pubblici possono “secretare” gare pubbliche. Ed in questo modo potranno dunque gestire “privatamente” le forniture di beni e servizi per la pubblica amministrazione. Si afferma, cioè, il principio che le procedure di controllo sono un ostacolo alla realizzazione dei progetti. E’ il “metodo Bertolaso” esteso a tutta la pubblica amministrazione: interventi ispirati a fatti straordinari e a criteri di urgenza, sempre e comunque, anche per realizzare le celebrazioni dell’Unità d’Italia, o una regata Vuitton Cup.

La norma, come ha spiegato Sergio Rizzo in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, “è il comma 10 dell’articolo 8 del decreto legge 78/2010 convertito nella legge 122 del 30 luglio scorso”. Il provvedimento recita: “Al fine di rafforzare la separazione fra funzione di indirizzo politico-amministrativo e gestione amministrativa, all’articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo la lettera d), è inserita la seguente: d bis) – adottano i provvedimenti previsti dall’articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, e successive modificazioni”.

Questo vuol dire, tra l’altro, che le opere sottoposte a procedura segreta non possono essere sottoposte alla vigilanza dell’authority. Basterà semplicemente che il dirigente in questione fornisca una motivazione “valida” per cui sia necessario mantenere il “segreto”. L’autorità per i controlli pubblici aveva già sollevato dubbi quando la legge era in discussione in Parlamento: il timore, peraltro giustificato, è che con questa procedura possa essere messo in discussione il principio della trasparenza.

Il riserbo potrebbe essere giustificato per quanto riguarda operazioni di sicurezza, che riguardino ad esempio forze dell’ordine o servizi segreti. L’aspetto controverso, però, è che il provvedimento potrà essere utilizzato anche per casi di interesse pubblico: ad esempio, spiega Rizzo, per la ristrutturazione di immobili destinati a usi politici o per contratti che riguardino il servizio sanitario.