Aumento Iva. No agevolazioni, aliquota unica. Europa raccomanda, Renzi al bivio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 settembre 2014 13:09 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2014 13:09
Aumento Iva. No agevolazioni, aliquota unica. Europa raccomanda, Renzi al bivio

Aumento Iva. No agevolazioni, aliquota unica. Europa raccomanda, Renzi al bivio

ROMA – Aumento Iva. No agevolazioni, aliquota unica. Europa raccomanda, Renzi al bivio. Il tema della revisione della tassazione indiretta, e cioè tutto il campo di applicazione di agevolazioni fiscali sull’Iva e di composizione delle aliquote, sarà materia di legge finanziaria. Le raccomandazioni in tal senso da parte della Commissione Europea sono un incentivo ulteriore perché nel Governo prenda corpo una misura che, pur di trovare nuove risorse per detassare il lavoro se si vuole il drastico taglio di spesa pubblica da 20 miliardi, inciderà con una diversa distribuzione del carico fiscale sulle nuove entrate. Avvantaggiati alcuni (le imprese), penalizzati gli altri ( (le famiglie, dicono i consumatori).

Perché le ipotesi sul campo per ridurre le tasse alle imprese che producono, sono la fine delle agevolazioni, o l’accorpamento in una sola aliquota (ora, insieme a quella al 22% c’è quella a 4  e quella al 10). Oppure l’introduzione di un’aliquota intermedia, o l’aumento delle aliquote agevolate.

Qualche attenzione all’interno del governo, l’avrebbe suscitata anche un recente dossier sull’Iva prodotto dal Nens, il centro studi che fa riferimento all’ex ministro delle finanze Vincenzo Visco, che da qualche tempo (si veda la nomina di Rossella Orlandi al vertice dell’Agenzia delle Entrate), riceve un discreto ascolto dal Presidente del consiglio.

Il dossier messo a punto dagli uomini di Visco contiene una serie di ipotesi, alcune anche «estreme». Come, per esempio, quella di armonizzare tutta l’Iva ad un’aliquota unica al 15 per cento. Significa che tutti i beni al 4 e al 10 per cento, salirebbero al 15 per cento, ma anche che quelli tassati al 22 per cento, scenderebbero al 15 per cento. Con questo sistema, secondo i calcoli del dossier, si otterrebbe un maggior gettito di quello attuale di quasi 6,5 miliardi di euro.

Un’ipotesi che, tuttavia, ha alcuni difetti. Quello, per esempio, di trasferire sulle spalle delle famiglie una parte dell’Iva oggi versata da imprese e altri soggetti. Un modo per ovviare a questo inconveniente e lasciare invariato il carico fiscale complessivo sulle famiglie, sarebbe quello di lasciare tassati al 4 e al 10 per cento gli investimenti privati. In questo caso, tuttavia, il maggior gettito sarebbe inferiore ai 3 miliardi di euro.  (Andrea Bassi, Il Messaggero)