Banca Carige, blitz della Finanza: prelevati documenti su fidi per un miliardo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2013 20:48 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2013 20:51
Banca Carige, blitz della Finanza: prelevati documenti su fidi per un miliardo

Banca Carige, blitz della Finanza: prelevati documenti su fidi per un miliardo

GENOVA – Blitz della Guardia di Finanza nella sede della Banca Carige di GenovaI finanzieri hanno prelevato fascicoli inerenti a prestiti, mutui e finanziamenti concessi per un totale di circa un miliardo di euro ad alcuni gruppi e società già in incaglio.

L’iniziativa dei pubblici ministeri Nicola Piacente e Silvio Franz prende le mosse dalla relazione degli ispettori di Bankitalia conclusa nel marzo 2013. Sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza sono finite le posizioni di gruppi eccellenti. Tra i tanti Caltagirone Bellavista, Enrico Preziosi con le sue società (tra le quali il Genoa Cfc), il gruppo Messina. Non sono escluse, a giorni, altre acquisizioni.

In molti passaggi di questa relazione, gli ispettori della Banca d’Italia sottolineano “l’eccessivo sostegno assicurato a un ristretto novero di posizioni” e ”trattamenti di favore”. “Sono emerse inadeguatezze nel processo creditizio legate sia all’elevato grado di accentramento decisionale in capo al Comitato esecutivo” presieduto dall’ex presidente Giovanni Berneschi “sia alle carenze nel monitoraggio del credito anomalo” oltre che “la sottostima da parte del sistema di rating interni dell’effettiva rischiosità di quote consistenti del portafoglio prestiti.

Bankitalia aveva riscontrato una eccessiva concentrazione del credito verso alcune categorie per altro a rischio, eccessivo decisionismo dell’Esecutivo, scarsa collegialità.

Tra i fascicoli sequestrati quelli che riguardano fidi a soci pattisti che, scrivono ancora gli ispettori ”hanno ricevuto trattamenti di favore in termini di istruttoria, gestione, pricing e classificazione come per esempio gli incagli ispettivi Gf Group e Preziosi”, fidi concessi trascurando variabili economico-finanziarie, sintomi di degrado, sostegno a operazioni finanziarie con apporti di capitale dei debitori irrisori” ma anche, e per esempio, ”la permanenza in bonis di numerose posizioni malgrado palesi segnali di default”.