Chiusure festive negozi: Antitrust boccia Parlamento sui 12 giorni obbligatori

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 settembre 2014 11:17 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2014 11:17
Chiusure festive negozi: Antitrust boccia Parlamento sui 12 giorni obbligatori

Chiusure festive negozi: Antitrust boccia Parlamento sui 12 giorni obbligatori

ROMA – Chiusure festive negozi: Antitrust boccia Parlamento sui 12 giorni obbligatori. L’Antitrust ”boccia” il ddl sulle chiusure dei negozi nei giorni festivi. ”Viola la concorrenza” dice sulla proposta elaborata in commissione Attività produttive alla Camera, che punta a reintrodurre alcuni giorni di stop per gli esercizi commerciali. Stando al testo elaborato dai deputati non si tornerebbe alle chiusure domenicali né si ritoccherebbero gli orari di apertura e chiusura ma vi sarebbe l’obbligo di abbassare le saracinesche per almeno 12 giorni l’anno. Si tratta dei festivi, da Natale a Ferragosto. Segnala il rischio connesso alle chiusure forzate Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione:

Un duro colpo alle liberalizzazioni di Monti con 12 giorni di chiusura obbligatoria e la riattribuzione di potere decisionale in materia di orari dei negozi a Regioni e Comuni. Se questo testo venisse approvato le vendite calerebbero di un miliardo, gli organici di 7-8mila unità e i salari distribuiti di 400 milioni.

In queste settimane è in corso però un lavoro di mediazione, Antitrust a parte, fra le posizioni dei partiti e i giorni di chiusura – secondo quanto riferisce il relatore Angelo Senaldi (Pd) – potrebbero scendere a dieci. A non convincere il Garante della concorrenza è in particolare la norma che affida agli Enti locali il potere di indicare una quota dei giorni di chiusura, in difformità dalla lista compilata dal Parlamento. “In effetti – spiega il relatore e deputato Pd – si potrebbe rischiare una sperequazione tra territorio e territorio e quindi potremmo immaginare la possibilità di affidare al singolo esercente la libertà di scelta”.

Soluzione che convince anche Scelta civica, da sempre dubbiosa all’idea di rimettere mano alla liberalizzazione voluta ai tempi del governo Monti. Correzione intanto già certa anche quella che riguarda la reintroduzione del riposto infrasettimanale degli esercizi: “si tratta di un errore di trascrizione”, viene spiegato che sarà “cancellato”.

L’accusa che invece viene respinta al mittente da parte del relatore è quella di portare avanti norme che entreranno in conflitto con i paletti imposti da Bruxelles: “La corte di Giustizia Ue ha detto – evidenzia il deputato – che questa materia è di competenza nazionale e, comunque, l’Italia tra i grandi Paesi Ue è quello con il maggior grado di liberalizzazione su questo fronte”.

L’esame del provvedimento, che dovrebbe incassare il primo via libera del Parlamento entro metà ottobre, entrerà nel vivo tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima. Sul tavolo, anche una stretta contro la movida. I deputati vorrebbero rafforzare i poteri dei sindaci, che potrebbero così definire gli orari di apertura e chiusura dei negozi per garantire il “riposo” dei residenti. Per evitare però un eccesso di discrezionalità da parte dei primi cittadini, spiega sempre Senaldi, si punta a un raccordo con le forze dell’ordine limitando le nuove norme alla vita notturna.