Economia: l’industria alimentare giapponese alla prova dei mercati internazionali

Pubblicato il 20 Aprile 2010 9:24 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2010 9:24

La tecnologia giapponese è divenuta nel mondo un’espressione che trasmette idee di affidabilità, di sicurezza, di performance. E’ quello che si dice un marchio di fabbrica. Una grande percentuale di consumatori saprebbe, infatti, riconoscere senza difficoltà un prodotto giapponese nel campo della tecnologia. Così non è mai stato, e non è, per il mercato degli alimentari. Chi conosce un prodotto alimentare che viene dal paese del Sol Levante? Le compagnie giapponesi stanno negli ultimi anni cercando di colmare questo vuoto.

Il problema risiede nelle strateghie di marketing; timidi e inefficaci quelle delle industrie giapponesi. Un esempio: Sofyl, una marca di yogurt fabbricata da Yakult Honsha, è massicciamente consumata in diversi paesi dell’America Latina e dell’Asia. Eppure, delle semplici ricerche rivelano che sono un’esigua minoranza può ricollegare il prodotto al suo paese d’origine, il Giappone.

Oggi, l’espansione economica per certi settori industriali del paese asiatico non è più una questione di opportunità. Diventerà, se non lo è di già, un mezzo di sopravvivenza. Con un tasso di nascita tra i più bassi del mondo, con quello di longevità più elevato e con una conseguente drastica riduzione dei consumi, il mercato giapponese interno è uno dei più stabili, e stagnanti, del mondo.

« Oggi il mercato domestico si sta assottigliando, la deflazione sta rodendo le vendite e il senso di crisi è sempre più minaccioso » – conferma Arihiro Muroya, un economista all’istituto di ricerca Norinchukin

Le analisi degli economisti rivelano dunque come l’aumento delle vendite all’estero sia essenziale per l’industria. Per raggiungere quest’obbiettivo le compagnie giapponesi stanno moltiplicando gli sforzi: creazione di joint venture, tagli dei costi di produzione, nuove strategie di mercato. Tra i colossi più importanti nel settore alimentare ci sono Ezaki Glico, specialista in cioccolato, il già citato Yakult Honsha e, infine Ajinomoto. Dei tre, l’ultimo è quello che ha visto più di tutti aumentare le sue ricette estero portandole dal 22.8 per cento al 31.8 del giro totale d’affari.

In termini di espansione, i vicini asiatici del Giappone offrono le maggiori opportunità. Paesi come la Tailandia e la Cina hanno già una subcultura culinaria giapponese e un numero sempre crescente di consumatori pronti a sperimentare nuovi prodotti.

Eppure, nonostante gli sforzi e il terreno strategico propizio, le compagnie giapponesi continuano, anche in Asia, ad essere surclassate dalle grandi industrie occidentali, come Kraft o Nestlé, sia dal punto di vista del fatturato che da quello della crescita commerciale. Il problema, secondo specialisti di marketing e management consultant, risiede nella visione ottusamente particolaristica delle industrie alimentari giapponesi. Fiere dell’alta qualità dei propri prodotti, sono insensibili alle esigenze della pubblicità locale e del radicamento sul territorio. Qualcosa in cui, le più sperimentate Nestlé e Kraft, non hanno nulla da imparare.