Esodati: i 65 mila salvati, la lista. Esodandi: ultima speranza il Parlamento

ROMA – Per i 65 mila “esodati” individuati dal ministro Fornero e per i quali ci sono già le risorse (i 5 miliardi di euro calcolati dalla Ragioneria dello Stato), entro maggio sarà approvato il decreto interministeriale che sanerà la loro situazione, cioè un’uscita dal lavoro con le regole pre-riforma. Fornero ha appena annunciato l’invio del decreto all’attenzione di Mario Monti. Per gli “esodandi”, i 130 mila individuati dall’Inps (300 mila dicono i sindacati) che transiteranno per la mobilità lunga nei prossimi anni, una soluzione al momento non c’è. Lo ha riconosciuto lo stesso ministro. Sarà quindi il Parlamento che proverà a farsene carico, dovrà cioè trovare risorse ulteriori per salvaguardarne la posizione.

Risorse al momento non disponibili ha affermato Elsa Fornero: l’incontro di martedì 22 maggio con i sindacati, per questo, è andato male, la pressione si sposterà, quindi, tutta sulle segreterie dei partiti per costringerli a rimediare. La prossima settimana, mercoledì 30 maggio, alla Camera la discussione entrerà nel vivo. Il Pd vuole una soluzione per gli esodandi a tutti i costi: “Non è accettabile dire che oltre alla quota stabilita non ci sono risorse per gli altri” ha affermato il segretario Pierluigi Bersani. Per la Uil i criteri restrittivi adottati daranno il via a una lunga serie di contenziosi. Viene contestato inoltre il criterio di applicabilità dei salvataggi in base alle risorse disponibili e “non in base alla platea di lavoratori interessata da accordi, penalizzata dalla riforma pensionistica”.

Vediamo la lista degli esodati ammessi al regime di salvaguardia. 25.590 lavoratori in mobilità ordinaria per accordi sindacali sottoscritti entro il 4 dicembre scorso. 3.460 in mobilità lunga (sempre per accordi sindacali sottoscritti entro il 4 dicembre). 17.710 titolari di una prestazione straordinaria a carico di fondi di solidarietà sulla base di accordi collettivi (bancari). 10.250 autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione con al massimo due anni dall’età pensionabile. 950 lavoratori della Pa con esonero dal servizio in corso. 150 genitori di disabili. 6.890 lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro prima della fine del 2011 in base ad accordi con incentivi all’esodo.

Il “recinto” imposto da Fornero esclude, per ora, dalla platea dei salvati chi aveva ottenuto un pensionamento anticipato a 60 anni (ne servono 62), come nel caso del fondo dei bancari, per cui da 22 mila interessati si è scesi a 17 mila. Esclusi sono anche coloro ammessi alla prosecuzione volontaria che abbiano ricevuto l’autorizzazione Inps dopo il 6 dicembre 2011 insieme a coloro che non abbiano versato almeno un contributo e maturato i vecchi requisiti entro il 6 dicembre 2013. Oppure coloro che sono andati in mobilità dopo il 31 dicembre 2011. Non basta ancora, sempre per la mobilità dopo il 31 dicembre, l’accordo firmato entro il 4 dicembre 2011 (lo prevedeva il decreto Salva-Italia: bisognerà aspettare i provvedimenti che saranno presi per il periodo dal 2014 in poi.

 

 

 

 

 

 

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