Fiat in crisi, Pomigliano chiude ad agosto. Cassino a rischio? E’ sciopero

Pubblicato il 18 luglio 2012 10:56 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2012 11:26
Lo stabilimento di Pomigliano

(Foto Lapresse)

TORINO – Lo stabilimento Fiat di Pomigliano chiuderà dal 20 al 31 agosto. I suoi  2.150 lavoratori saranno messi in cassa integrazione. Lo stabilimento di Piedimonte San Germano, vicino Cassino, ha indetto uno sciopero di 8 ore dal mattino del 18 luglio in vista dell’accorpamento allo stabilimento di Pomigliano. La crisi del mercato dell’auto si abbatte sulla Fiat, che in un comunicato annuncia che l’Italia “si posiziona oggi sui livelli del 1979”. Una situazione economica che “sta penalizzando Fiat soprattutto nel segmento delle city car dove, con Panda e 500, detiene circa il 60 per cento di quota”.

CHIUSURA A POMIGLIANO – La Fiat ha precisato in una nota: “La fabbrica campana si fermerà per due settimane dopo la pausa estiva e nei prossimi mesi la situazione sarà oggetto di continuo monitoraggio…-  e aggiunge – L’equilibrio fra produzione e domanda è stato realizzato con periodici ricorsi a sospensioni della produzione nei vari stabilimenti con utilizzo della cassa integrazione. Per lo stabilimento di Pomigliano, in salita produttiva dall’inizio dell’anno non era stato fino ad oggi necessario alcun intervento. Oggi, però la situazione impone di ridurre la produzione per evitare inutili e costosi accumuli di vetture'”.

SCIOPERO A CASSINO – Lo sciopero è scattato la mattina del 18 luglio per contestare l’ipotesi di accorpamento della fabbrica con Pomigliano e per chiedere all’azienda torinese interventi e investimenti per assicurare lo sviluppo del più importante stabilimento della Ciociaria e del Lazio con i suoi 3900 dipendenti oltre ai circa seimila dell’indotto.

A proclamare lo sciopero è stata la Fiom, che nel pomeriggio del 18 luglio terrà anche una manifestazione di protesta nella piazza del municipio di Piedimonte San Germano per dire no alla chiusura dello stabilimento, che causerebbe 2mila esuberi, e chiedere interventi di rilancio della fabbrica, dove dalla fine del 2010 c’è una linea di produzione ferma e, secondo i sindacati, si va avanti con attività a scartamento ridotto.

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