Tremonti: “Con i diritti perfetti perdi la fabbrica”

Pubblicato il 25 Agosto 2010 20:18 | Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2010 21:49

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti

Di Fiat e dei tre operai di Melfi non ha parlato esplicitamente, ma il ministro Giulio Tremonti ha lanciato un messaggio chiaro. Se si vogliono ”diritti perfetti nella fabbrica ideale” si rischia ”di avere diritti perfetti ma di perdere la fabbrica che va da un’altra parte”.

Nelle sue parole la platea al meeting di Rimini ha colto un riferimento implicito al confronto con il Lingotto e al caso di Melfi. ”Una certa qualità di diritti e regole non possiamo più permetterceli”: in uno scenario globale ”non possiamo pensare che sia il mondo ad adeguarsi all’Europa, ma è l’Europa che deve adeguarsi al mondo”.

Per il terzo giorno consecutivo, e con la ”soddisfazione” per la risposta al loro appello da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Antonio Lamorte, Giuseppe Barozzino e Marco Pignatelli, i tre operai licenziati e reintegrati, si sono presentati oggi davanti allo stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat, senza varcare i cancelli (ciò che era avvenuto lunedì, anche se si erano fermati negli uffici delle guardie).

Serve un ”nuovo modello” per la politica. Che sia ”dal basso verso l’alto, verso l’alto della persona e della famiglia”. Cosi’, dice Tremonti, bisogna anche ”ricominciare a ragionare sulla riforma fiscale, eliminare i vecchi regimi, semplificare le aliquote e dare spazio solo a tre agevolazioni: famiglia, lavoro e ricerca”. Anche cosi’, nel suo intervento al Meeting di Rimini, Tremonti rilancia temi cari al popolo di Cl, come i valori ”della solidarieta’ e della carita’ cristiana”.

“Siamo orgogliosi e convinti della politica che con il governo abbiamo fatto”, dice il ministro. Che accenna ai temi della sicurezza (”facciamo le nostre scuse alla malavita”, dice), scuola, Universita’ e ricerca, riforma della P.a. ”E il contrasto alle emergenze e, tra queste, l’emergenza della crisi economica”. Risultati, ribadisce, di cui ”abbiamo ragione di essere orgogliosi”. Descrive un governo che ora vuole andare avanti. E’ il momento ”di riaprire il cantiere delle riforme e delle cose da fare”. Di andare avanti, ma mantenendo ferma la barra del rigore. ”La tenuta dei conti pubblici e’ il presupposto per una politica che guardi avanti”.

Un punto fermo (ribadito anche con una riferimento agli ”scritti del 1977 di Enrico Berlinguer sull’austerity”) che il ministro spiega di aver indicato ancora oggi anche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Perche’ ”Lo sviluppo non si puo’ fare con il deficit, e non si puo’ fare per decreto, dobbiamo immaginare una politica che ci dia una prospettiva vincente”.