Fisco senza crisi: entrate tributarie crescute del 3,8% in 9 mesi

Pubblicato il 5 Novembre 2012 20:46 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2012 20:46

ROMA – Crescono le entrate del Fisco. Nel periodo gennaio-settembre 2012 le entrate tributarie erariali si sono attestate a 292.526 milioni di euro, evidenziando una crescita del 3,8% (+10.627 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo comunica il dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia.

Le entrate tributarie erariali presentano una crescita tendenziale pari al 4,2% (+11.886 milioni di euro). Le imposte dirette aumentano del 4,3% (+6.359 milioni di euro). Il gettito Ire evidenzia una lieve flessione dello 0,4% (-446 milioni di euro) che riflette l’andamento delle ritenute dei lavoratori autonomi (-4,0%), dei versamenti in autotassazione (-4,9%) e la riduzione dal 10% al 4% della ritenuta d’acconto applicata ai pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o di spese per le quali spetta la detrazione d’imposta.

Crescono, invece, le ritenute dei lavoratori dipendenti pubblici (+0,6%) e dei dipendenti privati (+1,4). Risulta sostanzialmente stabile il gettito Ires che si attesta a 19.158 milioni di euro (-0,3%, pari a -66 milioni di euro). Tra le altre imposte dirette risulta significativo l’incremento dell’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale (+2.076 milioni di euro, pari a +45,6%) influenzata da diversi fattori di carattere tecnico-normativo e, in particolare, dalla recente riforma del regime di tassazione delle rendite finanziarie.

Le imposte indirette fanno rilevare un incremento complessivo del 3,2% (+4.268 milioni di euro). Al netto dell’imposta sostitutiva una tantum sul leasing immobiliare la crescita delle imposte indirette è risultata pari a 4,2% (+5.527 milioni di euro). In flessione il gettito Iva (-1,4% pari a -1.098 milioni di euro) che riflette l’andamento negativo della componente Iva del prelievo sulle importazioni (-1,8%) e la flessione della componente relativa agli scambi interni (-1,3%) che risente della stagnazione della domanda interna compensata solo parzialmente dagli effetti legati all’incremento di un punto percentuale dell’aliquota Iva.