Fonsai crolla in Borsa, corsa contro il tempo per salvare Premafin

Pubblicato il 30 Marzo 2012 0:10 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2012 0:14

MILANO, 29 MAR – Crollo in borsa della galassia Ligresti, sui timori per gli esiti, al momento non ancora noti, delle indagini della Procura di Milano sul gruppo. In una giornata nera per tutto il listino gli investitori hanno scaricato i titoli dell'ingegnere di Paterno': Fonsai e Premafin hanno perso piu' del 13%, Milano Assicurazioni quasi il 9%.

Il pm Luigi Orsi, che gia' da un anno ha indagato Salvatore Ligresti per ostacolo all'attivita' di vigilanza della Consob, sta passando ai raggi X le maxi-consulenze e le operazioni immobiliari tra la famiglia siciliana e Fonsai con lo scopo di verificare se siano stati commessi reati, sia sul fronte del danno patrimoniale che su quello delle comunicazioni sociali, tema quest'ultimo che abbraccia la veridicita' di bilanci e del prospetto informativo sull'ultimo aumento di capitale. Dopo aver sentito nei giorni scorsi sindaci e revisori di Fonsai e Premafin, nonche' il direttore generale della holding, Andrea Novarese, Orsi ha incontrato oggi i legali delle societa' del gruppo Marco Deluca, Giuseppe Lombardi e Gianluigi Tizzoni.

Ma gli inquirenti stanno anche ricostruendo le condizioni di un gruppo fortemente indebitato e in crisi di redditivita' (Fonsai ha perso nel triennio quasi 2,5 miliardi di euro) senza poter escludere a priori, qualora fosse accertato un grave stato di insolvenza, la possibilita' di presentare un'istanza di fallimento che vede come principale indiziata la capogruppo Premafin, indebitata per 370 milioni e con un solo asset, la quota in Fonsai, che in Borsa vale circa 150 milioni e che non e' in grado di far affluire dividendi alla holding.

Oggi Fonsai ha reagito all'accostamento a vicende come quelle del San Raffaele e della Cirio, evocate a Palazzo di Giustizia, definendolo ''lesivo della propria reputazione'' e sottolineando gli ''impatti negativi'' sul titolo in Borsa e l'esistenza di un piano di ricapitalizzazione'' nell'ambito del progetto di integrazione con Unipol, la compagnia che, con il supporto dei grandi creditori dei Ligresti, Mediobanca e Unicredit, si e' candidata al ruolo di cavaliere bianco. L'augurio e' che ''lo stato attuale e prospettico della societa' venga d'ora in avanti correttamente rappresentato, nel doveroso rispetto dei propri assicurati, dei propri collaboratori, di tutti i suoi azionisti''.

Proprio per scongiurare iniziative della Procura, il cda di Premafin, dopo qualche titubanza, domani convochera' l'assemblea per l'aumento di capitale da 400 milioni riservato a Unipol approvando al contempo il piano di risanamento ai sensi dell'articolo 67 della legge fallimentare, necessario per mettere i creditori al riparo dal rischio di revocatorie. Domani si alzera' anche il velo sul bilancio di Premafin, che recepira' la perdita miliardaria di Fonsai, e sul valore dell'impairment test sulla quota del 35,7% nella controllata, sulla base delle perizie di Pwc e del professor Maurizio Dallocchio: si parla di una forchetta tra i 3,7 e i 4,2 euro ad azione con un valore che potrebbe attestarsi attorno ai 4 euro, quasi il quadruplo di quello attualmente in borsa.

Alla mezzanotte scadono i termini per la presentazione delle liste per il cda e il collegio sindacale di Fonsai: oltre a quella di Premafin, che confermera' gli amministratori uscenti (con qualche eccezione come l'avvocato Carlo D'Urso e Fausto Marchionni, l'ex amministratore delegato fedelissimo dei Ligresti), anche Sator, che con Palladio sta contendendo Fonsai a Unipol, ha presentato una propria lista di candidati guidata, per quanto riguarda il consiglio di amministrazione, dall'ex commissario Consob, Salvatore Bragantini, editorialista del Corriere della Sera molto critico sull'operazione Unipol, e per il collegio sindacale, da Giuseppe Angiolini, ex presidente di Gemina e di Kpmg Italia. Infine su richiesta della Consob Unipol ha reso noto il testo integrale dell'accordo con Premafin nonche' di quello sulla manleva concessa alla famiglia Ligresti e agli altri amministratori e sindaci delle societa' del gruppo.