Gb: con la riforma universitaria dei tories addio al tetto massimo delle rette

Pubblicato il 12 Ottobre 2010 15:33 | Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre 2010 15:50

Una riforma universitaria che, eliminando il tetto massimo di tasse applicabili dalle università agli studenti, permette a ogni singolo istituto di decidere quanto far pagare, e un sistema in cui chi fa pagare di più deve garantire un maggiore impegno nel sostegno degli studenti meno abbienti e deve dimostrare alti standard d’insegnamento.

E’ il concetto del libero mercato applicato al mondo universitario quello contenuto nella riforma universitaria proposta al governo britannico dall’ex ad di British Petrol Lord Browne.

Nel progetto di riforma, che il governo dovrà ora valutare, si mantiene l’attuale sistema secondo cui è lo Stato che paga le tasse universitarie agli studenti tramite un prestito che poi viene ripagato dai neolaureati appena iniziano a guadagnare.

Ma se attualmente gli studenti devono restituire il prestito a partire da quando guadagnano un minimo di 15.000 sterline annuali, Lord Browne propone che tale soglia salga a 21.000 sterline annuali. Al prezzo, però, d’interessi più alti sul prestito ricevuto.

Non tutti però dovranno ripagare il contributo governativo: chi fa parte della fascia di reddito più bassa dovrà ripagare meno di quanto non accada oggi, dice Lord Browne, mentre solo il 40% di coloro che cominciano a guadagnare dopo gli studi (i più ricchi) dovranno ripagare tutto.

La proposta di eliminare un tetto massimo per le tasse universitarie, che attualmente è fissato a 3.290 sterline, ha già incontrato il dissenso dei Liberal-Democratici. E non solo. ”Se adottata, la riforma di Lord Browne darà alle università un assegno in bianco – ha detto il presidente dell’associazione nazionale studentesca, Aaron Porter – e costringerà la nuova generazione a ripagare il conto di devastanti tagli nell’istruzione. L’unica cosa che le famiglie e gli studenti otterranno da tasse più alte saranno debiti più alti”.