(Foto Ansa)
L’Italia continua a fare i conti con il calo demografico. Nel 2025 sono nati appena 355 mila bambini, il dato più basso mai registrato dal secondo dopoguerra, mentre il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, quasi la metà del livello necessario per garantire il ricambio generazionale. È quanto emerge dal “Dossier Natalità 2026: Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e presentato alla presenza del presidente della Fondazione Gigi De Palo, del presidente Istat Francesco Maria Chelli e del direttore generale Inps Valeria Vittimberga.
Tutti i numeri
Secondo il rapporto, il 62,2% delle persone che non avranno altri figli afferma di avervi rinunciato a causa di “ostacoli economici, lavorativi o sociali”. “Il problema demografico, che è il problema della denatalità, è il problema centrale in Italia”, ha spiegato Chelli, ricordando che “oggi siamo a 1,14 e il tasso di sostituzione, cioè quello che permetterebbe alla popolazione di rimanere stabile, è 2,1”.
Per il direttore generale dell’Inps Vittimberga, “la natalità non è la causa della povertà: sono invece l’insicurezza lavorativa, i redditi insufficienti, la difficoltà di accesso alla casa, la carenza di servizi e la penalizzazione professionale delle madri a rendere più difficile avere figli”. “Il compito delle istituzioni è fare in modo che la nascita di un figlio non comporti una caduta del reddito o l’uscita delle donne dal mercato del lavoro”, ha aggiunto.
Tra le cause del calo, Chelli ha citato “difficoltà economiche, precarietà lavorativa e motivi di assistenza agli anziani”. Uno scenario destinato a peggiorare: “Nel 2050 per ogni 100 giovani fino a 14 anni ci saranno circa 300 over 65”, ha avvertito.
