Jobs Act, Corte Costituzionale boccia criterio per indennità di licenziamento

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 settembre 2018 15:13 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2018 0:12
Jobs Act, Corte Costituzionale boccia criterio per indennità di licenziamento

Jobs Act, Corte Costituzionale boccia criterio per indennità di licenziamento

ROMA – Bocciata la norma del Jobs Act che determina le indennità di licenziamento. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale secondo la quale il contratto di lavoro a tutele crescenti è illegittimo nella parte in cui determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato. 

In particolare la Corte ha dichiarato illegittime le disposizioni in materia contenute nell’articolo 3, comma 1, del Decreto legislativo n.23/2015, non modificate dal successivo Decreto legge n.87/2018, cosiddetto Decreto dignità. Secondo i giudici delle leggi, “la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio” del lavoratore è contraria ai principi di ragionevolezza e uguaglianza sanciti agli articoli 4 e 35 della Costituzione. E neanche le modifiche del Decreto Dignità hanno risolto il problema.

Il Jobs Act varato a marzo 2015 prevedeva che in caso di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro andava condannato al pagamento di un indennizzo pari a due mesi di stipendio per ogni anno di servizio maturato e in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a 24 mensilità. Il Decreto di Di Maio ha alzato l’asticella da 6 a 36 mesi, lasciando però invariato il meccanismo di determinazione che è comunque legato all’anzianità di servizio.

Tutte le altre questioni relative ai licenziamenti sono state dichiarate inammissibili o infondate. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.