L’ombra di Trump sulla fusione Fiat/Fca-Peugeot, Squillante: “Francia troppo egemone”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Novembre 2019 12:47 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2019 12:47
L'ombra di Trump sulla fusione Fiat/Fca-Peugeot, Squillante: "Francia troppo egemone"

L’ombra di Trump sulla fusione Fiat/Fca-Peugeot, Squillante: “Francia troppo egemone” (Foto Ansa)

La fusione fra Fiat-Fca e Peugeot non è un merger fra pari. È un ulteriore passo avanti nella espansione del dominio francese sul patrimonio industriale e finanziario italiano.

Ma non è nemmeno un fatto interno all’Europa. Gli Agnelli detengono solo il 29% del capitale di Fca. nata dalla fusione fra la vecchia Fiat, italiana, e l’americana Chrysler. Una rilevante quota, a naso, è in mani americane. I fondi, è vero, non sono nazionalisti, il dollaro e l’euro sono le loro bandiere.

Ma, nell’attuale stato di tensione transoceanica, siamo sicuri che il presidente Donald Trump non abbia nulla da dire?

Gli argomenti che sviluppa Fabio Squillante, direttore della Agenzia Nova, gettano un fascio di luce sugli ultimi 30 anni di storia italiana.

2L’integrazione del tessuto industriale e finanziario della Francia e dell’Italia appare avanzare sempre più. Essa, tuttavia, procede speditamente solo quando sono i nostri cugini transalpini a guidare fusioni ed acquisizioni, mentre il processo contrario risulta estremamente difficoltoso, quando non impossibile”.

Sono passati più di 500 anni dalla disfida di Barletta o dal Sacco di Roma, al posto degli spagnoli c’è il mondo anglosassone. Contro i soliti francesi. Ancora ferisce la memoria di come Berlusconi ha permesso ai francesi di papparsi Parmalat risanata. E anche di come fu privatizzata la Telecom, se è per questo.

Per restare in tempi più recenti, Squillante ricorda che “nell’aprile del 2016, l’allora presidente francese, François Hollande, aveva accettato l’acquisizione dei Chantiers de l’Atlantique da parte di Fincantieri, ma solo a patto che la quota acquistata all’asta dall’azienda italiana scendesse dal 66 al 51 per cento, e che nella nuova compagine azionaria entrasse anche la compagnia cantieristica della difesa Naval Group, anch’essa francese.

“Appena eletto, nel maggio del 2017, il presidente Emmanuel Macron cancellò quell’accordo, nazionalizzò Chantier de l’Atlantique, e ne offrì infine a Fincantieri solo il 49 per cento, più un 2 per cento in affitto per 12 anni”. L’acquisizione è peraltro bloccata da un ricorso francese all’Antitrust europeo.

Ora tocca alla fu Fiat:

“Fatte le debite differenze, una vicenda analoga è quella di Fca, il costruttore automobilistico italo-statunitense, che si è vista bloccare dal governo francese l’accordo per la fusione con Renault, azienda transalpina che possiede, a sua volta, un’importante partecipazione in Nissan”.

Fca ha ripreso il dialogo con Psa, cioè Peugeot, sospeso durante la trattativa con Renault. Psa è il secondo costruttore francese, controllato con quote paritarie dalla famiglia Peugeot, dal governo di Parigi e da investitori cinesi, che hanno, ciascuno, il 12,23 per cento della società.

Una volta completata la fusione, nota Squillante, il nuovo gruppo occuperebbe la quarta posizione a livello mondiale, dietro Volkswagen, Toyota e Renault-Nissan. La maggioranza relativa delle azioni sarebbe in mani italiane, ma stavolta il presidente Macron ed il suo governo non si sono opposti, poiché Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli-Elkann, non sembra avere la possibilità di dominare il nuovo colosso.

Il Cda della nuova compagnia, infatti, sarebbe composto di 11 membri: 5 in rappresentanza di Fca, 5 di Psa ed un indipendente. Chi?, si chiede con ironia Squillante. Risposta: “Il portoghese Carlos Tavares, attuale amministratore delegato della casa francese, che resterebbe in carica per cinque anni”.

“La verità è che la Francia persegue da oltre un quarto di secolo un disegno egemonico nei confronti del nostro Paese, funzionale a costituire una massa critica tale da mettere in minoranza – all’interno dell’Unione Europea – la stessa Germania. Nel confronto con Berlino, Parigi può contare su carte importanti, in particolare il seggio nel Consiglio di sicurezza dell’Onu e l’arma atomica, che i tedeschi non hanno. Alla Francia difetta, però, la forza economica, industriale e finanziaria per poter prevalere sulla Germania. Sono questi i presupposti – semplici e ragionevoli, dal punto di vista francese – della strategia di controllo adottata dalla Francia nei confronti del nostro Paese ed, estesa, negli ultimi due anni, alla Spagna”.

“Nel caso della fusione Psa-Fca, comunque, conclude l’analisi di Squillante, una cosa resta da chiarire: il peso dei diversi azionisti nella futura compagnia comune”.

E qui si apre uno scenario inquietante. L’ex Fiat, infatti, è ormai in buona parte un’azienda statunitense, per quel che riguarda i modelli di punta, i ricavi, le maestranze, ma anche i pacchetti azioniari controllati da fondi statunitensi. Proprio questi ultimi, con la loro presenza, potrebbero svolgere un ruolo cruciale nel determinare gli assetti di controllo del nuovo colosso automobilistico. C’è da credere che il presidente Usa, Donald Trump, farà il possibile perché l’ex Chrysler non cada sotto il controllo delle truppe industriali di Macron.