Agnelli e Peugeot, due famiglie per l’auto

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 3 Novembre 2019 7:36 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2019 20:42
Agnelli e Peugeot, due famiglie per l'auto

Agnelli e Peugeot, due famiglie per l’auto (Foto Ansa)

ROMA – Hanno due storie abbastanza simili, le due famiglie. Se gli Agnelli sono l’automobile italiana, da oltre un secolo, altrettanto si può dire dei Peugeot per quanto riguarda l’automobile francese. Con qualche differenza. I Peugeot sono sempre stati nell’industria (metallurgia), il senatore Agnelli invece, il nonno del più noto Gianni Agnelli, era sostanzialmente un ex ufficiale di cavalleria, con proprietà terriere a Villar Perosa e i suoi primi tentativi di fare industria non vanno benissimo.

I Peugeot, prima di diventare indipendenti, montano dei motori tedeschi su dei loro telai, ma poi imparano.

La storia del senatore Agnelli è un po’ diversa. Con altri amici benestanti si ritrovavano in un bar nel centro di Torino. Allora erano molto di moda le corse in salita, in auto. Usavano macchine francesi. A un certo punto Giovanni Agnelli propone agli amici di fare una loro società e delle loro auto. Cominciano insieme e quando lui capisce che quello è un affare, li butta fuori. E nasce la Fiat. Ne sorgeranno delle cause legali, ma Agnelli le vince tutte, anche se qualche ombra rimarrà per sempre sulla sua reputazione.

È curioso notare come la prima auto a calcare il suolo italiano sia stata, storicamente, una Peugeot, comprata da un imprenditore piemontese e attrezzata con un motore Daimler (cioè tedesco). Le prime vetture francesi sono semplici, come lo erano quelle americane (Ford: le potete avere del colore che volete, purché sia nero). In pratica i francesi fanno due tipi di auto, entrambe senza molte pretese. Ma siamo agli inizi della grande avventura dei motori, quando tutto è ancora abbastanza semplice.

Ma l’auto, come si sa, è un elemento di sviluppo formidabile, e così le due famiglie decollano, diventando di fatto i soggetti più importanti in Francia e in Italia. Con qualche differenza di stile. I Peugeot, che si dividono fra di loro per contrasti proprio sul fare auto (salvo poi ritrovare l’unità), sono per loro natura riservati e appartati. Per un certo periodo, comunque, una parte dei Peugeot continua con l’attività tradizionale di famiglia. La conversione al “tutto auto” avverrà più tardi, quando ci si renderà conto che quello è il business vincente, che segnerà tutto il secolo successivo.

Gli Agnelli sono più estroversi, anche se per molti anni l’azienda (morto il figlio di Giovanni) rimane nelle mani del professor Vittorio Valletta, una singolare figura di manager, che amministra la Fiat con polso di ferro e che consiglia a Gianni, ormai grande e desideroso di dirigere l’azienda, di rimanere in Costa Azzurra a divertirsi. Dopo la guerra, gli operai partigiani sequestrano Valletta, incerti se farlo fuori oppure no. Ma si salva. Ci sarà un processo a Venezia, dove lui si presenta e dice che, insieme ai suoi operai, stava difendendo la fabbrica. Poi, li licenzierà. Come del resto aveva già fatto in un’altra azienda Fiat, subito dopo aver vinto una commessa militare americana, per la quale era richiesta molta sicurezza, dove aveva licenziato tutti meno uno.

Più tardi gli Agnelli diranno che il professor Valletta ha fatto guadagnare loro una montagna di soldi e li ha mantenuti in ricchezza. Ma dopo il 1968 hanno dovuto pagare quel periodo con una serie interminabile di scioperi e agitazioni.

Un altro tratto comune delle due società è che fanno incetta delle aziende dello stesso settore: in Italia la Fiat rimane l’unica produttrice di auto e in Francia la Peugeot compra anche la Citroen e quel che c’era in Europa della Chrysler (la cui casa-madre finirà poi nella Fiat). E questo è un tratto abbastanza comune delle aziende automobilistiche: diventavo talmente grandi che tendono a essere monopoliste del settore, inglobando via via quelle più deboli.

Fiat e Peugeot, comunque cominciano a collaborare, e quindi a conoscersi meglio, nel fare veicoli commerciali (camioncini). Pur con storie simili, nella diversità, adesso le due famiglie affrontano la stessa sfida: quella delle auto di nuova generazione, elettriche o comunque a emissioni quasi zero. Una scommessa non ancora vinta nemmeno dall’industria americana.

Nessuno sa ancora dire se questa alleanza sarà in grado di sfidare il tempo e di funzionare. In passato sono stati fatti altri tentativi del genere, ma nessuno ha mai avuto un successo duraturo. Ma, forse, i tempi sono ormai maturi. Sia i Peugeot che gli Agnelli sanno che, isolati, possono solo perdere e diventare prede di altri. Allora è meglio stare insieme e misurarsi con i giganti americani e giapponesi. (Fonte Uomini & Business).