Rimborso 730, perché può slittare fino al 2027: chi rischia i controlli e quali sono i tempi di attesa (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Ogni anno milioni di contribuenti attendono il rimborso derivante dalla dichiarazione dei redditi tramite modello 730. Per molti lavoratori dipendenti e pensionati l’accredito arriva regolarmente in busta paga o nel cedolino pensionistico durante l’estate, ma non sempre i tempi sono così rapidi. In numerosi casi, infatti, il pagamento viene sospeso a causa dei controlli preventivi effettuati dall’Agenzia delle Entrate.
Il provvedimento n. 182408 del 17 giugno 2026 ha definito in modo dettagliato le situazioni che possono far scattare le verifiche fiscali, con conseguente blocco temporaneo dei rimborsi. Per i contribuenti coinvolti, l’attesa può protrarsi per diversi mesi, fino ai primi mesi del 2027.
Chi riceve il rimborso senza ritardi
Non tutti i contribuenti sono esposti allo stesso rischio di controlli. Chi presenta il modello 730 precompilato e lo accetta senza apportare modifiche beneficia di una procedura semplificata. In questi casi, infatti, l’Agenzia delle Entrate considera già verificati i dati inseriti e il rimborso segue normalmente il calendario previsto.
Diversa è la situazione per chi interviene sulla dichiarazione modificando redditi, detrazioni o altre informazioni che incidono sul calcolo dell’imposta. La semplice modifica non comporta automaticamente un controllo, ma può rappresentare uno degli elementi che aumentano l’attenzione del Fisco e portano a verifiche più approfondite.
I quattro fattori che fanno scattare i controlli
Secondo le regole fissate dall’Agenzia delle Entrate, esistono quattro principali condizioni che possono determinare il blocco del rimborso.
La prima riguarda le incongruenze tra quanto dichiarato dal contribuente e i dati presenti nelle Certificazioni Uniche trasmesse dai sostituti d’imposta. Differenze rilevanti nei redditi indicati possono attivare controlli automatici.
Il secondo elemento riguarda le spese detraibili e deducibili. Se il contribuente modifica gli importi presenti nella precompilata inserendo valori significativamente superiori a quelli comunicati da farmacie, università, banche o altri soggetti, il Fisco può richiedere documentazione a supporto delle somme indicate.
Il terzo fattore è rappresentato dalla storia fiscale del contribuente. Eventuali precedenti irregolarità, omissioni, errori o debiti tributari possono aumentare il livello di attenzione degli algoritmi utilizzati per selezionare le dichiarazioni da verificare.
Infine, particolare attenzione viene riservata alle dichiarazioni che evidenziano un credito Irpef superiore a 4.000 euro. In questi casi i controlli possono essere effettuati anche in assenza di anomalie evidenti.
Come funzionano le verifiche dell’Agenzia delle Entrate
Quando una dichiarazione viene selezionata per il controllo preventivo, l’Agenzia delle Entrate può procedere attraverso verifiche automatizzate oppure mediante controlli documentali.
Nel primo caso vengono confrontate le informazioni contenute nelle banche dati dell’amministrazione finanziaria. Nel secondo, invece, il contribuente può essere invitato a presentare documenti giustificativi come ricevute, fatture, scontrini o attestazioni di spesa.
L’obiettivo è verificare la correttezza dei dati dichiarati e accertare che il credito richiesto sia effettivamente spettante. Fino alla conclusione delle verifiche, il rimborso resta sospeso e non viene accreditato né dal datore di lavoro né dall’Inps.
Quando arriva il rimborso dopo i controlli
Le verifiche preventive incidono direttamente sui tempi di pagamento. La normativa stabilisce che i controlli debbano concludersi entro quattro mesi dalla scadenza ordinaria per l’invio del modello 730, fissata al 30 settembre.
Ciò significa che le operazioni di verifica possono protrarsi fino alla fine di gennaio 2027. Solo dopo la conclusione positiva dei controlli l’Agenzia delle Entrate può autorizzare il pagamento del credito spettante.
La legge prevede inoltre che il rimborso venga liquidato entro il sesto mese successivo al termine di presentazione della dichiarazione. Per le dichiarazioni trasmesse entro la scadenza ordinaria, quindi, il pagamento potrebbe arrivare anche nei primi mesi del 2027 e, nei casi limite, entro marzo dello stesso anno.
Per chi presenta la dichiarazione oltre il termine del 30 settembre, invece, i quattro mesi di controllo decorrono dalla data effettiva di invio. Di conseguenza, l’attesa può allungarsi ulteriormente rispetto a chi ha rispettato la scadenza ordinaria.
