Scozia, referendum secessione: dopo sterlina, euro o “Scotdollar”?

Pubblicato il 26 Aprile 2013 14:50 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2013 14:50
Scozia, referendum secessione: dopo sterlina, euro o "Scotdollar"?

Scozia, referendum secessione: dopo sterlina, euro o “Scotdollar”?

EDIMBURGO – La Scozia potrebbe dire addio alla sterlina: gli elettori lo decideranno al referendum sull’indipendenza del settembre 2014. Intanto, però, fioriscono le ipotesi sulla possibile nuova moneta in caso di secessione. Euro? Pound inglese? Pound Scozzese?

La Scozia potrebbe infatti decidere di unirsi agli altri Paesi dell’Eurozona e optare per la moneta unica. Il vantaggio sarebbe quello di una maggiore stabilità rispetto ad una nuova valuta. Resta il timore di un crollo dell’euro, con tutte le conseguenze del caso.

Dollaro scozzese, o Scotdollar: una nuova valuta sarebbe l’ipotesi probabilmente più semplice da attuare, ma anche la più rischiosa.  In previsione, però, alcune banche scozzesi hanno già iniziato a stampare banconote con il dollaro scozzese.

L’ultima ipotesi in campo, al momento, è quella di ottenere l’indipendenza mantenendo la sterlina britannica. Ma Edimburgo sarebbe disposta ad accettare un ruolo secondario rispetto alla Bank of England?

Per adesso c’è da dire che una vittoria dei secessionisti è data come improbabile. Il cancelliere dello Scacchiere britannico (cioè il ministro dell’economia), George Osborne, conservatore, insieme al numero due del Tesoro Danny Alexander, liberaldemocratico, hanno detto che non è pensabile andarsene dal Regno Unito continuando a fare riferimento alla Banca d’Inghilterra come istituto centrale.

Il ministero delle Finanze scozzese, John Swinney, ha bollato l’avvertimento di Londra come “Tattiche allarmiste per condizionare gli elettori”. Per lui l’unione monetaria fra Scozia e Londra è la soluzione migliore per le finanze e il commercio di entrambe le nazioni, anche perché i 40 miliardi di sterline garantiti a Westminster dall’estrazione di petrolio nei mari di Scozia resterebbero protetti da fluttuazioni dei cambi e dei tassi.

A favore della tesi scozzese si è mobilitato anche il premio Nobel dell’economia Joseph Stiglitz. Ma la parola, prima di tutto, spetta agli elettori. Fino ai risultati del settembre 2014 sono solo ipotesi.