La “tassa” su chi compra casa: soldi parcheggiati su c/c di Stato dal notaio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Dicembre 2013 11:55 | Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2013 11:55
 La "tassa" su chi compra casa: soldi parcheggiati su c/c di Stato dal notaio

La “tassa” su chi compra casa: soldi parcheggiati su c/c di Stato dal notaio

ROMA – La “tassa” su chi compra casa: soldi parcheggiati su c/c di Stato dal notaio. E’ una “tassa” tra molte virgolette quella contenuta, si direbbe nascosta, nell’art. 35 della Legge di Stabilità: lo Stato non mette mano nel senso classico nel portafoglio dei contribuenti italiani, i loro soldi si limita a trattenerli per un certo periodo lucrando sugli interessi.

Si spiega così l’introduzione dell’obbligo a carico dei notai che registrano un atto di vendita immobiliare a depositare presso un conto corrente dedicato i soldi per l’acquisto della casa, le spese notarili ed eventuali spese per estinguere debiti per esempio condominiali, fino a quando l’atto non sarà trascritto dal notaio. I tempi tecnici suggeriscono un periodo da una settimana a 30 giorni. Periodo in cui gli interessi maturati saranno goduti dallo Stato che li dirotterà verso “fondi di credito agevolato” destinati “ai finanziamenti alle piccole e medie imprese”.

Lo scoop, diciamo così, della tassa nascosta lo si deve allo scrupolo di Monitorimmobiliare, la notizia è stata poi ripresa anche da Il Giornale. La misura del Governo rischia di colpire una volta di più un settore, quello della compravendita immobiliare, cruciale per far ripartire la crescita.

I soldi per comprare le case, insomma, resteranno per un po’ di tempo in una sorta di limbo. Con l’obiettivo – protestano gli immobiliaristi – di fare cassa. Il sito Monitorimmobiliare prevede che i nuovi obblighi «rallenteranno ulteriormente il mercato immobiliare», già in sofferenza. Decisamente contraria Confedilizia, che teme anche un ulteriore aggravio per i cittadini, visto che i notai vorranno essere pagati per il nuovo compito che gli ha assegnato la legge. (Antonio Signorini, Il Giornale)