Uber, esordio in Borsa negativo (ma su Wall Street pesa la guerra dei dazi)

di Alberto Francavilla\
Pubblicato il 11 maggio 2019 9:36 | Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2019 9:36
Uber, 10 maggio esordio in Borsa negativo (ma su Wall Street pesa la guerra dei dazi)

Uber, esordio in Borsa negativo (ma su Wall Street pesa la guerra dei dazi) (foto Ansa)

ROMA – Uber quotata in Borsa, ma l’esordio a Wall Street non è positivo: durante il primo giorno di quotazione il titolo ha perso il 7,6% chiudendo a 41,5 dollari, ben al di sotto del prezzo di collocamento che era stato fissato a 45 dollari.

Uber, dopo aver raccolto 8,1 miliardi di dollari, è sbarcata a Wall Street, sognando di diventare la nuova Amazon, e il suo numero uno, il Ceo Dara Khosrowshahi, non lo nasconde.

Il debutto sul floor del New York Stock Exchange è un po’ timido: il titolo del colosso di San Francisco, che nel giro di dieci anni ha rivoluzionato la mobilita’ urbana in gran parte del mondo, esordisce scambiato al di sotto del prezzo di collocamento, tra i 42 e i 44 dollari per azione. Ma del resto la giornata è quella che è, con la Borsa di New York in grande sofferenza per la nuova escalation della guerra dei dazi tra Usa e Cina.

Anche il prezzo dell’ipo (initial public offering) è stato dettato da quello che gli analisti definiscono un “approccio conservativo”: 45 dollari ad azione rispetto alla forchetta indicata tra i 44 e i 50 dollari. Una strategia prudente dettata da un solo obiettivo, quello di non strafare e di non fare la fine della rivale Lyft, che nella prima settimana di contrattazioni a Wall Street ha subito una debacle.

A 45 dollari ad azione il valore di mercato di Uber ammonta a circa 75,5 miliardi di dollari: niente a che che vedere con i 120 miliardi che erano stati sbandierati a suo tempo, ma comunque pur sempre una delle maggiori ipo della storia, la più grande dalla quotazione a New York del gigante cinese Alibaba nel 2014 (25 miliardi di dollari). Dalla crisi del 2008 tra le aziende americane approdate a Wall Street meglio di Uber hanno fatto solo Facebook nel 2012 (16 miliardi) e General Motors nel 2010 dopo il salvataggio da parte dell’amministrazione Obama (18 miliardi).

Khosrowshahi è il Ceo della svolta. Arrivato nel 2017 dopo la ‘cacciata’ del fondatore e leader storico di Uber Travis Kalanick, travolto dagli scandali, ha portato a termine la sua missione. Ora spiega come davvero la sua azienda abbia l’ambizione di costruire una nuova Amazon, andando al di la’ della sua attivita’ tradizionale ed espandendo le operazioni a tutto campo, sfruttando la sua piattaforma digitale per sviluppare i servizi più disparati nel campo della cosiddetta ‘gig economy’: da Uber Eats, per portare il cibo a domicilio, a Uber Freight per consegnare pacchi e posta, alla mobilita’ urbana su scooter o biciclette. Solo per fare qualche esempio.

Ci sara’ da sudare: il Ceo ha spiegato che il 2019 fara’ registrare un picco delle perdite, ma poi si comincera’ a crescere velocemente. Almeno questa e’ la speranza. Intanto si preparano a seguire la strada di Uber altre famose startup, pronte al grande salto in Borsa entro il 2019, a partire da Airbnb. (Fonte Ansa).