WSJ: Apple ha esagerato il conto fiscale con gli investitori

Pubblicato il 24 Maggio 2013 - 07:00 OLTRE 6 MESI FA
WSJ: Apple ha esagerato il conto fiscale con gli investitori

Tim Cook (ceo di Apple) giura di fonte alla Commissione del Senato Usa

WASHINGTON – A margine, ma fino a un certo punto, della controversia sulle pratiche per eludere le tasse sugli enormi profitti esteri (pratiche legali che sfrutterebbero i buchi del sistema fiscale) che ha trascinato Apple davanti alla Commissione permanente del Senato Usa, emerge un interrogativo potenzialmente: Apple ha esagerato nei suoi report la consistenza del peso fiscale sui profitti? Cioè, avrebbe raccontato agli investitori che pagava più tasse di quanto poi effettivamente avvenuto? In questo caso, avrebbe nascosto, sottostimandoli, i profitti netti al mercato.

La materia è tanto incandescente quanto complicata: se la Commissione ha accertato che la somma pervenuta al Tesoro Usa è assai minore di quanto descritto nei report periodici, Apple ribatte che questa scelta prudenziale è dettata dall’esigenza di prevedere accantonamenti (sulle aliquote non si sa mai, è il ragionamento). Il Wall Street Journal, fatte le verifiche, ha rilanciato la questione. Nel 2011, per esempio, Apple dichiarò di aver messo da parte 6,9 miliardi per assolvere gli impegni fiscali, il Tesoro dichiara di averne incassati 2,5 miliardi. Una discrepanza notevole.

Ma la questione non si ferma ai confini nazionali. E riguarda l’aspetto principale della controversia al Senato, gli enormi profitti esteri che sfuggono alla tassazione Usa (quando non sfuggono a qualsiasi tipo di tassazione). Negli Usa, la logica fiscale prevede che la tassazione riguardi tutti i profitti delle compagnie, anche quelli globali: se però i profitti vengono completamente reinvestiti all’estero non rientrano nell’imponibile. Attualmente, le compagnie americane hanno accumulato quasi due mila miliardi di dollari con le sussidiarie estere, un numero che cresce di un tasso dell’8% all’anno.

Per questo la Securities and Exchange Commission ha chiesto alle compagnie di fornire i dati su quanto pagherebbero in tasse se questi fondi fossero conferiti alle case madri e quindi sottoposte alla tassazione Usa. Così, giusto per fornire agli azionisti un’idea di quanto cash sarebbe disponibile se quei fondi fossero rimpatriati.