Il Giornale: “Arte blasfema offende i cristiani? Loro porgono l’altra guancia”

Pubblicato il 13 settembre 2012 11:54 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2012 11:56

 

ROMA – Il Giornale si è chiesto quando l’arte diventi offensiva per il cristianesimo in un articolo del 13 settembre. Secondo il quotidiano i cristiani hanno “fatto il callo” alle offese, così si “porge l’altra guancia” dal “sesso blasfemo” del film “Paradise Faith” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia,  “alla rana crocifissa” esposta nel Museion di Bolzano realizzata nel 2008 da Martin Kippenberger e ancora l’installazione di Maurizio Cattelan, “Il Papa colpito dal meteorite”. Offese a cui i cristiani non rispondono mentre nei paesi islamici scattano le “rappresaglie letali” ai primi accenni di blasfemia.

Il Giornale scrive:

“Nell’Occidente evoluto siamo grazie a Dio lontanissimi dalle rappresaglie letali di Bengasi per un film quanto si voglia offensivo del profeta Maometto. Tolleranti e democratici, siamo: forse troppo. Per dire, la popstar da alcuni decenni più famosa nel mondo si chiama Madonna e nei suoi concerti è solita issarsi su una croce – non di legno ma di cristalli Swaroski – con tanto di corona di spine. Tuttavia, se le gerarchie stigmatizzano la performance, come quando fu inscenata a Roma nel 2006, allora scattano le accuse di censura e oscurantismo”.

E poi elenca solo alcuni delle opere d’arte che rappresenterebbero un’offesa al cristianesimo:

“Qualche giorno fa la Mostra del Cinema di Venezia ha ospitato in concorso Paradise: Faith, un film nel quale la protagonista, una fanatica cattolica, arriva a masturbarsi con un crocifisso. Proteste? Un avvocato ha sporto denuncia per vilipendio alla procura di Venezia e uno sparuto gruppetto di ultrà cattolici ha manifestato al Lido. In compenso, l’austriaco Ulrich Seidl si è portato a casa il premio per la miglior regia. Ai giornalisti il regista ha detto che il suo film «non è blasfemo, però mi piace scioccare»”. 

E ancora:

“Qualche mese addietro le polemiche s’infiammarono sull’opera teatrale di Romeo Castellucci Sul concetto di volto nel Figlio di Dio. Il Salvator mundi di Antonello da Messina incombente sul palcoscenico veniva imbrattato di escrementi dal figlio che accudiva il padre senza riuscire a fermarne il flusso di liquami”.

Secondo il Giornale “il trucco” per “offendere i cristiani è semplice:

“La  maggioranza delle opere sono costruite per «stupire i borghesi». Tranelli perfetti con l’alibi dell’arte contemporanea. I titoli di giornale fanno da volano pubblicitario e, in assenza di una legislazione che delimiti i confini tra arte e pura offesa, non c’è di meglio che suscitare le proteste delle gerarchie e dei cattolici più impulsivi per ottenerne un’indiretta visibilità”.

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