“A Napoli non puoi mettere il Rolex, a Milano sì”. Lite tra i fratelli (pizzaioli) Vesi per il post di uno di loro

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Settembre 2020 14:31 | Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2020 14:31
Pizzeria Vesi , il post

“A Napoli non puoi mettere il Rolex, a Milano sì”. Il post dei fratelli Vesi

“A Napoli non puoi mettere il Rolex, a Milano sì”. Scontro a distanza tra i fratelli Vesi, la nota famiglia di pizzaioli titolare di pizzeria Gourmer e altri locali a Napoli e Milano.

Il Rolex  a Napoli non lo puoi portare. A Milano sì. A scriverlo su Facebook è Giuseppe Vesi della nota famiglia di pizzaioli, titolare di pizzeria Gourmet e di altri locali che si trovano tra Napoli e Milano.

Il post scatena però l’ira dei fratelli Ferdinando e Salvatore, anche loro pizzaioli storici di ristoranti a marchio Vesi.

Giuseppe ha pubblicato un post ed ha ricevuto reazioni negative. Giuseppe ha quindi deciso di rimuovere il video.

I Vesi si dissociano pubblicamente dal fratello Giuseppe

I due fratelli hanno deciso di dissociarsi pubblicamente dall’iniziativa con un altro post sul profilo social della nota catena di pizzerie.

“Un’uscita infelice e offensiva, basata su luoghi comuni” dicono Ferdinando e Salvatore Vesi che nel lungo post spiegano: 

“(…) nonostante nostro fratello Giuseppe Vesi abbia avuto un uscita infelice, irrispettosa, offensiva e soprattutto FALSA e basata su luoghi comuni, nei riguardi della città di Napoli e dei Napoletani, noi da generazioni lavoriamo e abbiamo lavorato con successo restando SEMPRE nella nostra amata città, grazie all’affetto dei Napoletani”.

“Vi chiediamo di capire la nostra posizione di imbarazzo, poiché abbiamo visto un accanimento da parte vostra e, più che dirvi che ci dispiace tantissimo, vi chiediamo di credere che il nostro pensiero è come il vostro: noi amiamo NAPOLI tantissimo e voi siete la garanzia del nostro successo e il motivo della nostra scelta di rimanere qui (…).”

Giuseppe si è poi scusato con tutti i napoletani: “Non era mia intenzione offendere nessuno. Mi sono reso conto dell’errore commesso, ho provato a cancellarlo, ma era diventato virale. Oltre ad aver subito un danno, ora stanno attaccando i miei dipendenti con telefonate anonime” (fonte: FanPage, Facebook).