“O mia bella Madu’ndrina”: in un libro gli affari delle cosche al Nord

Pubblicato il 11 Dicembre 2010 14:53 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2010 22:34

Felice Manti, vicecaposervizio del quotidiano ‘Il Giornale’ e Antonino Monteleone, inviato di ‘Exit’ in onda su La7, minacciato più volte e al quale hanno già fatto saltare l’automobile, hanno scelto la strada coraggiosa dell’inchiesta sulle organizzazioni criminali. E con il libro ‘O mia bella Madu’ndrina’ confermano, con un lavoro rigoroso, la tesi che la malapianta della ‘ndrangheta ha messo radici al Nord sin dagli anni Sessanta.

E adesso – sostengono gli autori nel volume (352 pp., 15 euro) per i tipi della Aliberti editore – i frutti si vedono: droga, armi, appalti hanno riempito le tasche dei boss di valanghe di soldi sporchi che viaggiano sui circuiti finanziari e inquinano l’economia del Nord. Un viaggio tra Milano e Reggio Calabria, tra boss, killer e personaggi che si muovono nella ‘zona grigia’ popolata da una selva di faccendieri, servitori dello Stato infedeli, politica, servizi segreti e padrini vecchi e nuovi, i cui sogni di scissione dalla casa madre sono stati annegati nel sangue.

Manti e Monteleone – in sintesi – raccontano cosa è accaduto negli anni della seconda guerra di mafia a Reggio Calabria, cosa succede oggi nella ricca Lombardia e delineano con particolari inediti gli scenari futuri di un’organizzazione criminale tentacolare tanto invasiva quanto impenetrabile. L’esplorazione sul campo con poliziotti, magistrati, ex agenti dei servizi che la ‘ndrangheta l’hanno vista e la vedono tutti i giorni negli occhi va al di là delle inchieste e della letteratura processuale sulle famiglie calabresi.

Sullo sfondo c’è la guerra ai palazzi dello Stato che si combatte a Reggio Calabria, la città in cui i due autori sono cresciuti, il rischio di altro sangue che potrebbe ricominciare a scorrere dopo l’ultima guerra di ‘ndrangheta che negli anni Novanta ha contato 600 morti per le strade. Un pericolo che si intreccia con le logiche che governano le dinamiche affaristiche 1.200 chilometri piu a Nord della Calabria, a Milano.

Poi c’è la zona grigia: agenti segreti che trattano coi boss latitanti, l’arresto di alcuni ‘ndranghetisti ‘scomodi’, una nuova stagione del pentitismo piena di ombre e i pericolosi intrecci con i politici, da Nord a Sud. Il quadro che emerge è allarmante: la mafia calabrese non ha un colore politico, ma fa affari con chi ha il potere.