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Facebook, ancora guai con l’Ue: ha mentito sulla fusione Whatsapp

Facebook, ancora guai con l'Ue: ha mentito sulla fusione Whatsapp

Facebook, ancora guai con l’Ue: ha mentito sulla fusione Whatsapp

BRUXELLES – Nuovi guai con l’Ue per Facebook che rischia ora una multa milionaria per la fusione con Whatsapp. Questa volta è l’Antitrust europeo, dopo i Garanti per la privacy, a bacchettare il social network. Ad accendere il faro sarebbe la possibilità di collegare gli account del social a quelli del sistema di messaggeria istantanea. Con un’accusa pesante: la società di Mark Zuckerberg avrebbe mentito a Bruxelles sostenendo che non era tecnicamente possibile farlo. Facebook intanto fa muro di gomma, sostenendo di aver agito “in buona fede”, anche perché la Commissione Ue ha già messo in chiaro che non rimetterà in questione l’ok dato due anni fa all’acquisto di Whatsapp. Ma il messaggio è chiaro: Bruxelles non intende farsi prendere in giro, soprattutto dai big della Silicon Valley.

“Le società sono obbligate a dare alla Commissione informazioni accurate durante le inchieste sulle fusioni, e devono prendere questo obbligo sul serio”, ha avvertito l’implacabile commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager, che ha già ingiunto alla Apple di restituire 13 miliardi di euro all’Irlanda di tasse evase. Da una nuova indagine dell’Antitrust Ue avviata dopo la notifica lo scorso agosto del cambio dei termini di utilizzo di Whatsapp, in cui gli utenti per continuare a far uso del servizio di messaggistica erano obbligati ad accettare di condividere le informazioni del loro profilo Facebook, è emerso che il social aveva fornito “intenzionalmente o con negligenza” a Bruxelles “informazioni scorrette o fuorvianti durante l’indagine del 2014”, e questo “in violazione dei suoi obblighi sotto il regolamento Ue sulle fusioni”.

Facebook aveva infatti risposto alle richieste di chiarimenti Ue, in fase di valutazione del via libera alla fusione, che non sarebbe stata in grado di stabilire un collegamento automatico affidabile tra gli account degli utenti delle due società. Ma già allora, ha scoperto l’Antitrust Ue, esisteva la possibilità tecnica di collegare automaticamente gli ID Facebook e Whatsapp. “La nostra revisione puntuale ed efficace delle fusioni dipende dall’accuratezza delle informazioni fornite dalle società coinvolte, ora Facebook ha l’opportunità di rispondere”, ha affermato Vestager.

La società americana ha tempo sino al 31 gennaio per presentare le sue spiegazioni e cercare di convincere Bruxelles a non sanzionarla con una multa che può arrivare sino all’1% del suo fatturato globale. Ovvero quasi 180 milioni di euro, alla luce dei 17,93 miliardi registrati dalla società di Zuckerberg nel 2015. Sarebbe altrimenti la prima punizione di Bruxelles alle società che dicono le bugie in base alle nuove regole del 2004 che hanno aumentato l’ammontare delle sanzioni.

Prima, il tetto massimo delle multe per chi forniva informazioni false o fuorvianti era 50mila euro: il record spetta a Deutsche Post con 100mila euro nel 1999 (due combinate), poi Tetra Laval (90mila, 2004), Sanofi e Synthelabo (50mila, 1999), Klm (40mila, 1999), Bp (35mila, 2002). “Siamo fiduciosi che dall’analisi completa dei fatti verrà confermato che Facebook ha agito in buona fede”, ha reagito la società, assicurando di avere “costantemente fornito informazioni precise sulle nostre capacità tecniche e sui nostri piani”. “Continueremo a collaborare”, ha concluso Facebook.

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