Facebook, il furto d’identità è reato. Un account su tre falso: il caso Ellie

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Febbraio 2015 9:49 | Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2015 9:49
Facebook, il furto d'identità è reato. Un account su tre falso: il caso Ellie

Facebook, il furto d’identità è reato. Un account su tre falso: il caso Ellie

ROMA – Facebook, il furto d’identità è reato. Un account su tre falso: il caso Ellie. Per circa 8 anni una sconosciuta ha utilizzato un account Facebook con la deliberata intenzione di spacciarsi per un’altra persona, una ragazza che ha raccontato la spiacevole disavventura, ed è dire poco, sul sito Vice.

La ladra d’identità chattava, pubblicava foto, postava video a nome di Ellie che, insieme alle sue amiche era diventata talmente popolare sui social che le poteva capitare di essere riconosciute per strada, perfino al mare, da perfetti sconosciuti, con i quali non aveva mai avuto contatti, che sapevano tutto di loro. Quando mostrava loro la carta d’identità restavano addirittura delusi.

A essere sinceri, la finzione era così ben articolata che anche io, se non si fosse trattato della mia identità e di quella delle mie amiche, ci sarei cascata. Contando Twitter, Facebook, Instagram e un imbarazzante sito d’incontri, su internet ci sono più di 60 profili fake a nostro nome. Esiste un profilo finto di praticamente ogni persona che ho conosciuto durante l’adolescenza.

Ogni volta che uno di noi carica una foto, questa viene ripostata dai nostri rispettivi profili fake. Ogni nostro tweet viene copiato. È tutto talmente credibile che per un attimo ho davvero pensato che da qualche parte ci fosse una versione alternativa di tutti quelli che conosco (seppure con cognomi leggermente diversi). (Ellie Flynn, Vice)

Alla fine è venuto fuori che la trafugatrice d’identità è una ragazza sola, con problemi di socializzazione, forse anche un po’ disturbata: la doppia vita virtuale agiva come un ricostituente per la sua infelice esistenza. Come ci si può difendere dai furti d’identità? Sul sito YOUng è stata pubblicata un’interessante intervista all’avvocato Donatella Sicomo, associato dello Studio Legale Internazionale Giambrone. Qualche punto fermo: creare un falso account non è reato stabilisce la Cassazione, lo è invece il furto d’identità. Con la premessa che tutte le attività su internet è registrato e disponibile agli accertamenti della Polizia postale, gli autori sono rintracciabili. Secondo i dati un profilo Facebook su tre è falso.

Ma quindi, avvocato, sostituirsi sui social network ad una persona reale può considerarsi un vero e proprio reato?

“Sì, secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, in quanto: “chi crea un’identità falsa su internet anche solo con un nickname, riconducibile a un’altra persona, risponde del reato di sostituzione di persona”. Inoltre, nel caso in cui vengano pubblicate frasi che ledono la reputazione della persona di cui si è creato il falso profilo, si commetterà il reato di diffamazione aggravata.

Inoltre, secondo la Suprema Corte, tale reato ricorre non solo quando si “rubi” il nome di battesimo di un altro soggetto, ma anche quando si utilizzi un semplice nickname riconducibile inequivocabilmente a una persona fisica esistente. Sebbene, infatti, il nickname rappresenti soltanto una identità virtuale usata nello spazio telematico, non per questo è priva di una sua valenza concreta. Proprio attraverso i nick, infatti, gli utenti di internet si riconoscono e comunicano”

Tuttavia creare un account falso non viola alcuna legge, vero?

“Esattamente. In tal senso la Cassazione tende infatti a precisare che il reato non è costituito dalla semplice creazione di falsi account Facebook, ma dal fatto stesso di utilizzare volontariamente l’account “fake” per sostituirsi ad un’altra persona, al fine ad esempio di diffamarla attraverso l’uso di messaggistica istantanea, chat, o altro ancora”. (Redazione YOUng)