Grande Oriente d’Italia, busto del giornalista Giuseppe Meoni donato alla Fondazione Paolo Murialdi

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 maggio 2019 13:11 | Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2019 13:11
Grande Oriente d'Italia, busto del giornalista Giuseppe Meoni donato alla Fondazione Paolo Murialdi

Grande Oriente d’Italia, busto del giornalista Giuseppe Meoni donato alla Fondazione Paolo Murialdi

ROMA – Un busto in ricordo del giornalista e libero muratore Giuseppe Meoni, direttore del Messaggero durante la Prima guerra mondiale, Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia dal 1919 al 1925 e Presidente del Rito Simbolico Italiano, perseguitato dal regime di Mussolini, arrestato e condannato al confino,  è stato donato dal Grande Oriente d’Italia e dal Rito Simbolico Italiano alla Fondazione Paolo Murialdi, che  conserva la memoria del giornalismo italiano, nel corso di una cerimonia che ha avuto luogo il 21 maggio a Roma nella sede della prestigiosa istituzione che ha collocato l’opera dell’artista Stefano Pierotti nell’atrio dell’ingresso principale.

All’evento hanno preso parte  il Gran Maestro Stefano Bisi, il presidente del Rsi Marziano  Pagella, il direttore della Fnsi Giancarlo Tartaglia, il segretario generale Raffaele Lorusso e  il presidente della Fondazione Vittorio Roidi.

Il Gran Maestro Stefano Bisi, anche lui giornalista, ha ricordato che Meoni fu protagonista  di un periodo non facile della  storia d’Italia, sia come libero muratore, perché la Massoneria  venne perseguitata dal regime di Mussolini, sia come giornalista, perché il Fascismo mise il bavaglio alla stampa.

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“Abbiamo accettato volentieri questo dono – ha detto il direttore della Fnsi, Tartaglia – perché Meoni rappresenta due aspetti che in un certo senso hanno una loro attualità. Da una parte la battaglia per la libertà di stampa, anche noi oggi qualche problema ce lo abbiamo. E l’altro, per la sua battaglia antifascista. Meoni, si oppose fermamente ai provvedimenti approvati dal governo di Mussolini nel ‘23 e resi operativi nel ’24 dopo l’uccisione del deputato socialista Matteotti  E fronteggiò con coraggio  i reiterati tentativi del regime di conquistare le associazioni regionali di stampa e la stessa Federazione Nazionale, resistendo  fino a quando nel 1925 non venne deferito ai probiviri e condannato al confino. Oggi la sua eredità  – ha aggiunto Tartaglia – è sulla spalle di Raffaele Lorusso che ricopre lo stesso ruolo di Meoni, e si batte per la libertà di stampa e contro i fenomeni di autoritarismo che purtroppo sono tornati ad affacciarsi nel nostro Paese”.

“Oggi non c’è il confino –ha detto il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso, prendendo la parola- ma sicuramente ci sono mezzi più raffinati, per quanto rozzi, per colpire la stampa. Basta tagliare i fondi all’editoria, basta ridurre i finanziamenti che comunque servono a tenere in piedi il settore e a  penalizzare così l’intera categoria, che è quello che si sta cercando di fare”.

“Diamo il benvenuto a Meoni – ha proseguito poi il presidente della Fondazione, Vittorio Roidi -. Per noi è importante, facciamo un lavoro che sta tra la storia e il futuro. Il passato può insegnare qualcosa e figure come Meoni ci possono aiutare , specie in un momento come questo, caratterizzato dalla caduta di ideali”.

Il presidente del Rito Simbolico Italiano Marziano Pagella ha consegnato alla Fondazione anche un altro dono, una monografia, realizzata nel 1979, per i cento anni dalla nascita “del fratello e giornalista e vostro collega Meoni, affinché possa essere utile a dare il via a nuovi studi su questa importante figura del mondo della stampa italiana”. 

L’incontro si è concluso con l’idea lanciata dal Gran Maestro di un possibile progetto da portare avanti insieme, quello di istituire un premio intitolato alla memoria di Meoni, riservato ai giovani che si affacciano alla professione. (Fonte: Grande Oriente d’Italia)