Offese su Twitter al Papa, arcivescovo Celli: “Anche Gesù veniva deriso”

Pubblicato il 25 Gennaio 2013 0:10 | Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio 2013 0:33
Il profilo in latino del Papa

Il profilo in latino del Papa su Twitter

CITTA’ DEL VATICANO  – I tanti messaggi offensivi con cui si risponde agli ‘tweet’ del Papa? ”Non abbiamo mai pensato di andare via. D’altronde questo è il senso dell’Incarnazione: anche Gesà veniva deriso e umiliato’‘.

E’ quanto ha affermato l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, presentando alla stampa il messaggio di Benedetto XVI dedicato ai social network. ”Non siamo stati colti di sorpresa – ha comunque commentato -. Quando si entra in questo ambiente, dove ci sono milioni di persone, si trova di tutto. Su Facebook c’è oltre un miliardo di persone: se fosse un Paese avrebbe una popolazione più grande dell’India, quasi come la Cina”. ”Quando si è aperto l’account di Twitter – ha proseguito il ‘ministro’ vaticano delle Comunicazioni – abbiamo notato che da un lato si ricevevano messaggi splendidi, dall’altro offese, ironie, ecc. Provavamo disagio per queste cose, però dicevamo che se vogliamo scendere in dialogo con l’uomo di oggi questo è il rischio che si corre. Non è stata una sorpresa per noi”.

Mons. Celli ha spiegato che ”abbiamo cercato attraverso Twitter di ridurre al massimo questa possibilità. Però Twitter è una realtà laica, e certe cose sono state accolte e altre no. Questo, quindi, è il rischio che corriamo: ma meglio avere la presenza che evitare il rischio”.

Il segretario del Pontificio Consiglio, mons. Paul Tighe, ha raccontato che nei primi giorni della presenza del Papa su Twitter, dal 12 dicembre scorso, seguiva tutti i messaggi di risposta. ”E’ stata un’ esperienza molto interessante – ha ironizzato -, il mio vocabolario si è molto arricchito, in tutte le lingue. Spero di non avere la possibilità di usare queste parole, forse solo allo stadio”.

Tighe ha anche riferito che ”c’è stato persino un tentativo di fare uscire il Papa dal forum, di creare un sistema di ‘Twitter bombs’. Ma uscire sarebbe stato uno sbaglio. Non sarebbe stato giusto abbandonare le tante persone che accolgono con gioia il messaggio del Papa”. E di fronte alle critiche, che hanno voluto anche ”ridicolizzare” i ‘tweet’ del Papa, per mons. Celli ”rimane fondamentale che il Pontefice abbia accettato di essere presente. E’ un fatto tremendamente positivo”.

”Rimane la visione del Papa che a prima vista non è un personaggio mediatico – ha aggiunto -, ma vuole essere vicino agli uomini, e va là dove gli uomini abitano”. Intanto il nuovo account in latino, appena aperto, ha già superato i diecimila follower, ”e neanche noi pensavamo sarebbero stati tanti”. Nel complesso i follower di Benedetto XVI nelle attuali nove lingue ”hanno oltrepassato abbondantemente i due milioni e mezzo”.

Ma oggi la sfida è il ‘retweet’, cioè il rilancio dei messaggi del Papa da parte di quanti lo seguono. ”Invito a ‘retwittare’ i messaggi del Santo Padre”, ha detto Celli. ”Siamo contenti della risposta di follower, che hanno superato i due milioni e mezzo – ha affermato -, ma la nostra meta non è sapere a che quota siamo arrivati, ma vedere in che misura gli amici del Papa ne sanno rilanciare i messaggi e fare in modo che arrivino anche là dove c’è oscurità su questi temi. E in questo clima di desertificazione spirituali, anche una goccia di rugiada fa bene al cuore”.

Dalle prime stime sul ‘retwittaggio” è  emerso che è una media del 7% tra i follower del Papa che ne rilancia e condivide i messaggi. ”Io mi augurerei che piano piano questo aumentasse – ha auspicato mons. Celli -, perche la parola del Pontefice arrivi a più persone nel cammino della vita”. Non ci sarà, invece, un profilo di benedetto XVI su Facebook. ”Non ne vediamo la necessità”, ha spiegato Celli. ”Per la sua struttura, Facebook è troppo personale, Twitter è invece più istituzionale”, ha rimarcato. E mons. Tighe ha commentato dicendo che ”ogni ‘tweet’ è approvato personalmente dal Papa” e ”non sarebbe possibile garantire questo livello di autenticita’ su Facebook. Sarebbe troppo esigente”.