Sentenza Belpietro. Feltri contro tutti, Berlusconi incluso: “Senza coscienza”

Pubblicato il 26 settembre 2013 4:40 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2013 22:24
Sentenza Belpietro. Feltri contro tutti, Berlusconi incluso: "Senza coscienza"

Vittorio Feltri: tutti Governi senza coscienza

La storica sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia di libertà di stampa, la quale ha stabilito che

condannare un giornalista alla prigione è una violazione della libertà d’espressione, salvo casi eccezionali come incitamento alla violenza o diffusione di discorsi razzisti,

è stata accolta con freddezza dai giornali di sinistra nonostante faccia pulizia di un be po’ di bavagli e tolga anche giustificazione a nuove leggi comunque liberticide motivate con il pretesto di eliminare il carcere per i giornalisti,  stata invece oggetto di un lungo articolo di Vittorio Feltri sul Giornale, che scrive:

“La Corte di Strasburgo non è neppure entrata nel merito della questione giudiziaria, ma ha ribadito un concetto assimilato da tutti i Paesi democratici (non solo europei) tranne che dal nostro, essendo guidato da tro­gloditi”.

I giudici europei, ha scritto Vittorio Feltri, hanno detto che

“i giornalisti non devono andare in galera per gli sbagli commes­si nello svolgimento del loro la­voro, a meno che inneggino al­la violenza o incitino all’odio razziale. Tutti gli altri eventuali reati commessi dai colleghi re­dattori vanno puniti, a secon­da della gravità dei medesimi, con sanzioni pecuniarie. Per­ché la libertà di espressione non può essere compressa dal terrore dei giornalisti di finire dietro le sbarre.

“La Corte, per essere ancora più chiara, ha detto che il carce­re collide con la Carta dei diritti dell’uomo. Inoltre,ha condan­nato lo Stato italiano a risarcire Belpietro – per il torto patito ­con 10mila euro, più 5mila per le spese legali”.

Poi Vittorio Feltri prosegue così:

“La vicenda [di Maurizio Belpietro] è addirittura para­dossale. Udite. Lino Jannuzzi scrive un articolo scorticante sui misteri della mafia, citando qualche magistrato, e lo invia al Giornale . La redazione lo mette in pagina. E il dì appres­so partono le querele delle sud­dette toghe. Si attende il proces­so di primo grado. Fra la sorpre­sa generale, il tribunale dopo avere udito testimoni ed esami­nato approfonditamente le car­te, assolve sia Jannuzzi sia Bel­pietro. Jannuzzi perché era se­natore ed era suo diritto mani­festare le proprie opinioni, sen­za limitazioni. Belpietro per­ché pubblicare il pezzo di un parlamentare non costituisce reato.

“Ovviamente i querelanti ricorrono in appello. E qui si ribalta tutto. Il direttore si becca quattro mesi di detenzione, per non parlare della sanzione economica: 100mila e passa euro. Trascor­rono mesi e anni, e si arriva in Cassazione – suprema corte ­che, lasciando tutti di stucco, conferma la sentenza di secon­do grado, a dimostrazione che la giustizia è un casino, dove la certezza del diritto è un sogno degli ingenui o dei fessi.

“Belpietro, allora, zitto zitto, inoltra ricorso alla Corte di Stra­sburgo che, essendo più civile rispetto al nostro sistema, riconosce al ricorrente di avere ragione. Attenzione. Le toghe europee non se la pren­dono con i colleghi italiani che, comunque , hanno esagerato con le pene, bensì con lo Stato e chi lo guida (governo e Parla­mento) che consentono anco­ra – non avendo mai modifica­to i codici – di infliggere ai gior­nalisti la punizione del carce­re, prediletta dalle dittature più infami.

“È un’accusa pesante nei con­fronti di senatori e deputati di ogni partito che si sono avvicen­dati nella costituzione della va­rie maggioranze a sostegno degli esecutivi di destra e di sini­stra, indifferentemente”.

Qui a Vittorio Feltri la foga polemica ha forse fatto velo, perché le parole che seguono si applicano anche al fratello del suo editore, cioè a Silvio Berlusconi, che negli ultimi 20 anni è stato per 9 a capo del Governo:

“Gente priva di coscienza e rivelatasi non all’altezza di rappresenta­re degnamente il popolo italia­no nonché incline a badare ai fatti propri- di tasca- e a trascu­rare gli interessi del Paese, di cui i mezzi di comunicazione sono i principali interpreti. In termini volgari e crudi, l’Italia ha un potere legislativo che le­gifera soltanto in funzione del­la propria sopravvivenza nel Palazzo e sorvola sui principi fondamentali della democra­zia, che non è tale se i giornali­sti hanno paura (della cella) a raccontare i fatti e a esprimere pensieri forti e/o scomodi”.

Vittorio Feltri ricorda poi il caso di Alessandro Sallusti, attuale direttore del Giornale,

“ar­restato per un articolo non scrit­to da lui”

e quello di Giorgio Mulè, direttore di Panorama e di

“al­cuni suoi redattori, condanna­ti alla prigione per avere divul­gato quella che ritenevano fos­se – e forse era – la verità”.

[…]

“L’abolizione del carce­re per i giornalisti è tutto­ra lettera morta e le pratiche inevase giacciono in fondo a un cassetto, con tanti saluti alla libertà di stampa. Siamo la ma­glia nera dell’Europa anche in materia di riforme non onero­se. Correggere la legge ingiusta costerebbe nella fattispecie 10 euro. Un’inezia. Lorsignori se ne fregano anche delle umilia­zioni inflitte loro dalla Corte dei diritti dell’uomo.Ma che si­ano asini lo sappiamo da sem­pre. Siamo stati derubati an­che della speranza”.