Enzo Jannacci intervistato dall’Avvenire: “Credo in Dio e non sono ateo”

Pubblicato il 26 Agosto 2009 10:23 | Ultimo aggiornamento: 26 Agosto 2009 10:23

«Credo in Dio e non sono ateo». Il cantante Enzo Jannacci si “confessa” in un’intervista per “Avvenire”, nella quale racconta il suo percorso di ricerca della fede.

Il cantautore spiega: «Sto affrontando una costante dialettica interna attraverso la lettura della Bibbia e del Vangelo. Sto vivendo una maturazione del mio credo religioso. Vidi la carezza del Nazareno a un povero operaio stanco su un tram di Milano».

Alla domanda “che direbbe ascoltandola il suo amico Dario Fo?” Jannaci non si scompone e risponde: «In verità, lui è stato uno dei primi a farmi interrogare su queste cose, inducendomi a studiare Jacopone da Todi, con Mistero Buffo; con Dario ho parlato a lungo del cristianesimo, lui è molto interessato al tema della Croce. Le stesse opere prodotte in quegli anni, inoltre, hanno un risvolto di fede. Quando diciamo al Signore: “Se sapevi che sarei finito così, limitato e sofferente, non mi dovevi creare”, stiamo rivolgendoci a Lui. Del resto, qualcuno disse che non c’è persona più credente di chi insiste di non capire il significato della fede».

Ma cosa spaventa Jannacci? Il cantautore ha spiegato: «Questa gloriosa indifferenza che ci circonda e che mio padre aborriva. Era l’opposto di quello che mi insegnava, l’altruismo. Una gloriosa indifferenza che è così comoda, un egoismo ricco, per il quale va tutto bene, anche ribaltare i clandestini in mare: invece, come ho detto nel caso di Eluana, una vita va salvata sempre, prima la si accoglie e la si rianima e poi magari si gioca con il diritto internazionale per il rimpatrio. Come medico, io dico che la vita – passatemi l’espressione – è una condanna a morte: è inevitabile, sono stato per anni intorno ai letti della terapia intensiva e dei reparti di rianimazione per averne un’idea diversa, ma sempre come medico e come uomo dico anche che salvare una vita è come salvare il mondo. E allora prima viene la vita, prima si corre, si salva l’esistenza della gente poi si analizzano i meccanismi dell’asilo politico, dell’immigrazione, ecc. Prima si fa ribattere il cuore, tirandoli fuori dall’acqua. Certo, è difficile amare il prossimo, ancor più difficile amarlo come se stessi. Ma è la via per arrivare a Dio».