Michael Jackson, il fratello: “Vi svelo la sua vita, segreti e paure”

Pubblicato il 5 Ottobre 2011 10:47 | Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre 2011 10:48

Michael Jackson (Foto LaPresse)

NEW YORK – Il fratello di Michael Jackson, Jermaine, ha voluto dire la sua in un momento in cui l’attenzione dei media è concentrata sul processo a Conrad Murray, il dottore accusato di essere responsabile della morte del re del pop. Jermaine, in un libro appena uscito negli Usa, racconta i momenti bui e quelli felici di Michael. Si parte dalle accuse e il processo per pedofilia: “Lo ripetevo a me stesso guardandomi nello specchio: Michael è innocente al mille per cento. In una settimana ero stato testimone della sua disintegrazione fisica. A 46 anni l’agile corpo del ballerino era diventato fragile come quello di un vecchio. Camminava a fatica, il passo vacillante, lo sguardo disorientato, era magro, macilento”.

Jermaine confessa: “Sarei stato disposto a rapirlo – ed avevo in mente un piano – e a nasconderlo all’estero piuttosto che farlo marcire in carcere. Se l’America avesse crocifisso mio fratello per un crimine che non aveva perpetrato, non saremmo mai tornati”.

Il racconto di Jermaine prosegue con una riunione di famiglia, il 14 maggio del 2009, poche settimane prima della morte del fratello, in cui tutti si erano riuniti per festeggiare allegramente i 60 anni di nozze di Joseph e Katherine, trascurando il fatto che sua madre più di una volta aveva fatto richiesta di divorzio. “Michael si presentò in forma smagliante e anzi si rammaricava di aver firmato un contratto per soli dieci spettacoli”.

“Il suo incubo incominciò dopo l’assassinio di John Lennon. Iniziò a essere terrorizzato dalla folla di fan che si accalcavano intorno alla sua limousine, tremava ogni volta che vedeva uno di loro mettersi la mano in tasca. La paura diventò paranoia, e quella fu la ragione principale per la quale cercò solitudine altrove e si mise alla ricerca di un posto isolato, lontano dalla città”, scrive Jermaine nel capitolo su Neverland, il ranch che diventò il paradiso di Michael.

La presenza di tanti bambini a Neverland è giustificata dal fatto che “Michael voleva disperatamente diventare padre, ma purtroppo non aveva mai trovato la donna giusta”, ammette Jermaine, mentre in altre parti del libro racconta che durante i tour dei Jackson 5 il fratellino aveva assistito alle effusioni amorose dei fratelli più grandi con le fan che finivano nella camera da letto dei loro beniamini.

Quanto alle ultime ore dell’artista, Jermaine sostiene che la negligenza di Murray è stata fatale. “La nostra famiglia non riesce ad accettare il misterioso declino di Michael e il fatto che un medico non avesse compreso che stava succedendo qualcosa d’irreparabile”.