Sanremo, Carlo Conti si racconta al Secolo XIX: “Sono il mediano della tv”

Pubblicato il 4 febbraio 2015 17:26 | Ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2015 17:26
Sanremo, Carlo Conti si racconta al Secolo XIX: "Sono il mediano della tv"

Carlo Conti firma autografi

SANREMO (IMPERIA) – Mancano pochi giorni al Festival di Sanremo e il conduttore Carlo Conti racconta che festival sarà al Secolo XIX. Blitz Quotidiano riporta integralmente l’intervista realizzata da Renato Tornatorolo in cui Conti spiega di sentirsi “Il mediano della tv”.

Palco del Festival come i grandi fiori dipinti da Georgia O’Keefe. Vuole choccare?

«No, ma tecnologia e belle luci oggi cambiano la vita a uno show…».

Per i fioristi di Sanremo sarà già una leggenda…

«Cosa vuole che le dica, lo spot più romantico l’ho ambientato nel loro mercato, il fiore “Cover” che daremo in premio il venerdì sarà una loro creazione…».

Intanto ha cambiato lo slogan, da “Sanremo è Sanremo” a “tutti cantano Sanremo”, è così ottimista?

«Non ho detto che le canzoni di questo Festival saranno cantate da tutti, ma che in passato è successo. Sono entrate nella Storia. Ecco, mi piacerebbe che ripartendo dalla Riviera sulla mia radio ne sentissi più d’una e che i taxisti le canticchiassero…».

Inguaribile romantico, non parla che di radio…

«Perché credo che siano ancora fortissime, anche se tv e computer le hanno provate tutte per ucciderle. The Buggles dicevano “Video Killed the Radio Star”, fortunatamente non è andata così…».

Emma Marrone si taglia il cachet, moralmente apprezzabile?

«Del proprio compenso ciascuno fa ciò che vuole: beneficenza o shopping. Nel suo caso preferisce destinarlo a collaboratori che l’assistano in un mestiere che non è il suo. Brava».

Dice così perché, intanto, la sua super ospite sarà Charlize Theron…

«… e lei dice così perché voi liguri non avete ancora dimenticato il famoso spot in cui si allontana di spalle a Santa Margherita?».

Probabile, cosa le chiederà?

«Di svelarmi la sua playlist e di commentarla con aneddoti della sua vita. Sarà una chiacchierata molto intensa…».

Nemmeno un brivido all’Ariston?

«Veda lei, per agreement con l’Eurovision Song Contest che ospiterà il nostro vincitore ho invitato Conchita Wurst…».

Se è per questo, porta anche The Avener e Ed Sheeran, li ascolta davvero?

«Io ascolto tutto, quando uno nasce disc jockey lo rimane per sempre…».

Fatboy Slim ha fatto ballare 250 mila persone sulla spiaggia di Brighton, intende quello?

«No, sono un animale radiofonico. In discoteca ho fatto ballare tanta gente ma non ero bravo nei mix, e mascheravo gli errori con la voce…».

Dubito che la Cristoforetti possa seguire Sanremo, perché la chiamerà?

«Per capire quali siano le sue canzoni del cuore in quel silenzio eterno. Ma appena torna le farò avere una compilation completa del Festival».

Quanto lavoro, del resto lei è il mediano della tv, no?

«Sembra proprio di sì. Citazione di Ligabue a parte, questa definizione è di Maurizio Costanzo. Mi piace perché mi accosta a Maria De Filippi, Antonella Clerici, Gerry Scotti: possiamo giocare in più fasce orarie, siamo talenti per tutte le partite e finiamo per essere protagonisti sempre…».

Per la verità, in questo Paese si preferisce stravincere, incuranti dei propri limiti…

«Vero, ma dico che bisogna tornare a essere artigiani e fare bene il proprio mestiere è un buon punto di partenza. Io seguo qualsiasi aspetto: prove, direzione d’orchestra, fotografia, luci. Sono autore di tutte le mie imprese, in ogni momento voglio sapere cosa sta per succedere…».

La vedo bene in una bottega fiorentina del Rinascimento…

«Anche io, mi sarebbe piaciuto far parte di una qualche nobile corporazione, quella dei lanaioli magari…».

A proposito di grandi artigiani, lei da tifoso fiorentino ricorda Kurt Hamrin?

«Eccome, che bell’esempio. E poi sono stato innamorato di Giancarlo Antognoni, il numero 10 che giocava al calcio guardando le stelle. Ho vissuto un solo scudetto, quello del 1969. Sulle maglie dei giocatori non c’erano ancora i nomi ma Giancarlo De Sisti lo ricordo bene perché siamo nati lo stesso giorno, il 13 marzo. Ero orgoglioso di questa coincidenza con il mio capitano…».

Le bandiere sono importanti?

«Sì, invidio ai romanisti di averne una come Francesco Totti, appartenere tutta la carriera a una squadra, non solo come campione…».

Una volta Mister Quiz era Mike Bongiorno, adesso è lei? Le piace?

«Mi nobilita, esattamente come quando dicono che nel varietà ho preso il posto di Pippo Baudo. Se ti dicono che ricordi Maradona o Pelè mica ti offendi, no? Loro hanno inventato la televisione, continuare il loro lavoro mi riempie il cuore».

Però nei Festival ci mettevano più cattiveria. Lei invece farà palpitare l’amore…

«Sì, ma non penso solo al sentimento, piuttosto a rialzarsi dalle cadute, a perseguire i sogni, a ripartire da zero».

Lei si vuole bene? O parla per gli altri?

«Non stravedo per me stesso, ma uno dei precetti evangelici è “ama il prossimo tuo come te stesso”. Mi autorizza a volermi bene per poter amare gli altri, non trova?».

Concordo. Suo figlio Matteo che immagine ha di lei a un anno?

«Una volta, durante “Tale e quale”, protestava quando non mi inquadravano. Gli hanno fatto una foto. Non sa come mi ha commosso».

Emma dice che ciò che conta è dare l’anima, per lei invece?

«Conta fare tutto con onestà professionale, mettercela tutta, essere consapevoli che non sei per forza in gara con il prossimo. Non voglio chiedermi: chissà se il mio Festival farà più ascolti di quelli precedenti? È un’atmosfera malsana che si respira dappertutto, dal calcio alla politica…».

Mica l’ha inventata lei…

«Sì, ma bisogna farsi una ragione: tu sei in corsa con te stesso, devi raggiunge il massimo delle tue possibilità. Non tutti giochiamo in serie A, anche in B si può fare una bella figura».

Lei si è mai sentito in serie cadetta?

«No, e non perché non lo fossi. La mia gioia più grande, sin da bambino ma anche quando sono venuto nell’ ’85 a Sanremo con la mia 127 arancione, era di fare quello che faccio adesso. Mi hanno aiutato la fortuna e anche un po’ di talento. Non l’ansia…».

Sono giorni grami in tutti i sensi. Sente responsabilità nell’affrontare Sanremo?

«Sinceramente no, spero solo di regalare due ore di spensieratezza, ogni sera. Se il Festival aggrega gli italiani, sarebbe già un buon punto…».

Leggerezza è una parola delicata. Lei nella vita privata com’è? Jerry Lewis è un altro uomo…

«Sono esattamente come mi vede. Credo nella serenità, mi voglio godere questa fortuna, perdipiù mi pagano. Quest’anno, fra l’altro, festeggio trent’anni in Rai, ed è nato tutto dopo quel viaggio in 127…».

È religioso?

«Le ho citato un bel precetto, no? Sono religioso e credo che nessuno vada escluso se non la pensa come te. La religione è prima di tutto rispetto per l’altro, indipendente da ciò che rappresenta».

Quando è sullo schermo, non sembra quello che dice adesso…

«Gliel’ho detto, la leggerezza ha tante facce. Non si può piacere a tutti, non devi fare il simpatico, ma ci devi mettere la testa. Questo sì, e anche un buon ritmo. Ma non è una formula. La vita non lo è mai».