Forconi d’Italia: Ferro, Calvani, Caponio…Grillo, Berlusconi, Salvini

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 9 Dicembre 2013 17:04 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2013 18:20
Augusto Zaccardelli

Augusto Zaccardelli

ROMA – Parlamento illegittimo e politici da mandare a casa, tutti. E poi Equitalia da chiudere ed euro da abbandonare. Sembrano le proposte di Grillo, somigliano alle rivendicazioni della rinata Forza Italia e ricordano le posizioni di Salvini, neo segretario della Lega, ma sono, in sintesi, le rivendicazioni di Danilo Calvani, Lucio Chiavegato, Augusto Zaccardelli e Mariano Ferro, i leader dei forconi.

Calvani è un ex piccolo imprenditore dell’ortofrutta, ora leader del comitato Agricoltori Riuniti, che nel 2011 si candidò a sindaco di Latina, senza successo. “Equitalia va chiusa, l’alta finanza rimossa e l’euro cancellato” dice Calvani ad Andrea Pasualetto del Corriere della Sera.  No ai partiti, no ai sindacati, no alle banche, no a Confindustria e a Confcommercio. No a tutto, dunque, senza se e senza ma. L’unica cosa che salverebbe Calvani è la Costituzione che i politici hanno tradito, stravolto. “Il loro – dice Calvani – è stato un lungo e imperdonabile tradimento, come se tua moglie ti mettesse le corna con cento uomini, che la puoi perdonare?”. Non ne fa parte ma, la visione di Calvani, non è dissimile da quella grillina. Il suo “no” a prescindere, “no” che è condiviso dal movimento di cui è uno dei leader riconosciuti, ha tanto, tantissimo in comune con gli ormai rituali “vaffa day” di Beppe Grillo.

Lucio Chiavegato, falegname veronese, è il responsabile del Life Veneto, una sigla che sta per liberi imprenditori federalisti europei. Già impegnato in politica con Progetto Nordest di Panto dell’area di centrodestra, Chiavegato ora si presenta con un giubbotto di pelle marrone e l’aria da condottiero: “Faremo presidi ai caselli autostradali di Soave, Vicenza, Padova, Treviso, Mestre, Conegliano. Diventeranno blocchi se non avremmo risposte. Il 9 dicembre è l’inizio della fine e si può arrivare allo sciopero fiscale”. Dice di non votare più nessuno e si considera un deluso della Lega, lui autonomista convinto. Gli è rimasto un solo punto di riferimento politico: “Putin, perché decide e non s’inchina e difende il proprio paese». E un sogno: “Vedere i politici dietro le sbarre, tutti”. Deluso sì, ma una volta leghista e, nonostante non la voti più, le sue affinità col Carroccio e con il nuovo segretario Matteo Salvini sono innegabili. Come anche i toni.

Augusto Zaccardelli, autotrasportatore laziale ed ex ultras della Lazio, è il capo del Movimento autonomo degli autotrasportatori. Laziale di Isola del Liri (Frosinone) e padroncino da una vita, dice di non essere violento: “Non voglio contrasti fisici, sia chiaro”. Anche lui ha moglie e tre figli e un lavoro perso “perché il committente non mi ha più pagato”, ragione per la quale chiede che cambino le leggi della strada: “Ci vogliono costi minimi di sicurezza dell’autotrasporto”. Dopo aver strizzato l’occhio per un po’ al centrodestra, ha mollato tutto: “Ho votato Berlusconi ma da 7 anni non do preferenze”.

E poi Giuseppe Caponio, il più giovane e intellettuale dei forconi. Una laurea in scienze agrarie, guida la costola pugliese della protesta, movimento al quale ha aderito per difendere campi, stalle e, soprattutto, i suoi cento bovini da latte. Non accetta etichette politiche e sulla tangenziale di Bari non vuole partiti e sindacati: “No a Pdl, no a Pd, no a Casa Pound, no a Forza Nuova, no a Grillo, Cgil, Cisl, Uil”. No a tutti: “L’unico simbolo sarà la bandiera italiana”. Chi vota? “Alle ultime non sono andato. Prima Pdl”.

Infine Mariano Ferro, “volto noto” della protesta, leader dei Forconi siciliani che si candidò alla Regione e ora ha esordito annunciando una protesta mite, vellutata: “Più che di blocchi, parlerei di presidi di solidarietà, volantinaggi, sensibilizzazione…”. Agricoltore dell’ortofrutta da una vita, due anni fa ha chiuso tutto e quando ci pensa si scalda un po’: “Ho tre figli e facevo il più bel lavoro del mondo. Mi hanno tolto tutto. Con le solite manifestazioni non si risolve niente, poi ci sono quelle finte dei sindacati…”. Va da sé che sia un po’ nervoso: “Domani si parte tranquilli ma c’è molta tensione. La verità è che non so cosa succederà”.