Beppe Grillo vuole Dario Fo al Quirinale: 90 anni con benzina e fiammifero

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 8 Marzo 2013 7:13 | Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2013 1:13
fo dario

Dario Fo: Beppe Grillo lo vorrebbe Presidente della Repubblica

Non bastavano Berlusconi e Beppe Grillo. Ci mancava pure Dario Fo. Aspettiamoci un’altra uscita di Peer Steinbruck, il candidato socialdemocratico alla Cancelleria tedesca che aveva definito Berlusconi e Beppe Grillo “due clown” e che aveva costretto Napolitano a difendere i colori della patria in terra tedesca.

Ma, se Berlusconi e Grillo se n’erano avuti a male, il vecchio Dario Fo non se la prenderebbe per così poco. Puoi dargli del clown e del buffone quanto ti pare, ma non riuscirai a scalfire l’aura che avvolge il nostro Nobel più popolare per la letteratura. Il Nobel hanno ricevuto prima di lui Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, ma quanti se ne ricordano?

Dario Fo lo ricordano (quasi) tutti, essendo l’uomo e l’artista un protagonista del nostro tempo, uomo di palcoscenico e di televisione. Un “rivoluzionario” della parola, inventore di un linguaggio e spiritato tribuno della plebe non simpatico a tutti, e spesso al centro di feroci polemiche, come sul suo passato di giovane repubblichino di Salò, diventato poi il simbolo della sinistra rivoluzionaria e ultra comunista.

Anche questa volta è polemica. Dario Fo non ha smentito la sua natura ribelle ed è sceso a completare la Trinità che dà il verbo al Movimento 5 Stelle. Gianroberto Casaleggio, Beppe Grillo e, appunto, Dario Fo. Alla sua bella età di 87 anni, il comico più longevo d’Italia è sceso in campo per sostenere il nuovo che avanza.

La vecchia sinistra ex-comunista è diventata il bersaglio e lo zimbello delle sue uscite “politiche”. La sua vecchia ideologia di appartenenza è diventata di colpo un luogo infrequentabile. I suoi vecchi compagni di strada, una banda che ha tradito il popolo. Il povero Pierluigi Bersani sostituisce, nella commedia dell’arte di Dario Fo, il Fanfani del tempo o il Leone dello scandalo Loockeed.

Il nostro ultimo Nobel vivente ha deciso che il Nobel della politica tocca a Beppe Grillo, e che lui sarà il cantore del nuovo Sole dell’Avvenire. E il Guru di Genova lo ha indicato come unico italiano degno di salire al Quirinale e di dare una svolta al Paese, prima “che la gente scenda per strada”, come ha ripetuto giovedì.

No, Dario Fo non si rassegna ad essere un vecchio nonno che predica saggezza ai nipoti disorientati. Ha sempre avuto, nella vita e nell’arte, una vena di bastiancontrario che è stata la sua fortuna. Ma la sua fortuna è stata anche una democrazia che non aveva paura dei comici.

La vecchia tv parruccona della Dc ne censurava semmai gli eccessi, nel nome della religione e della famiglia. Ma c’era posto per tutti, al solo prezzo di rispettare qualche utile misura di igiene. Oggi qualcosa è cambiato.

E’ certamente vero che Grillo rappresenta l’Italia che non ne può più; è certamente vero che il M5S incanala una protesta pacifica. Ma è anche vero che, sottotraccia, si annusano odio antiborghese e fastidio per le critiche di chi non è d’accordo. Forse un Nobel cantore delle libertà (di tutti) potrebbe avere un ruolo più utile: se non di pompiere, almeno di non di incendiario. Non è un bel vedere un signore di 90 anni circa che si aggira con una latta di benzina vicino a un deposito di fuochi di artificio.