Banche e obbligazioni, soldi nella tempesta

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 9 Dicembre 2015 9:48 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2015 9:49
Banche e obbligazioni, soldi nella tempesta

Banche e obbligazioni, soldi nella tempesta

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “soldi nella tempesta” anche sul sito Uomini & Business:

L’ira corre sul web e sulle piazze e è veramente tremenda. C’è chi ha chiesto addirittura che venga arrestato Renzi e chi, già che era in campagna, ha proposto di arrestare tutti i banchieri. La guerra nasce intorno al crac di quattro piccole banche di provincia. Istituti che, per la verità, sono stati salvati dal governo con un decreto: i titoli e i crediti marci finiranno in una bad bank, e si riparte con nuovi amministratori e nuovo capitale. In prospettiva le quattro  banche dovranno fondersi o aggregarsi da qualche parte.

Naturalmente, chi era azionista di una di queste quattro banche ha perso i suoi soldi (2 miliardi di euro).

A questa grana, non piccola, si aggiunge la questione delle obbligazioni subordinate, una specie di trappola finanziaria: sono obbligazioni che danno un rendimento più alto rispetto a quelle normali, ma sono equiparate alle azioni in caso di disastro. Vanno a zero anche loro. A essere caduti in questa trappola sono decine di migliaia di piccoli risparmiatori (per un totale di circa 330 milioni di euro), probabilmente convinti di comprare obbligazioni sicure e non titoli di fatto azionari. Oggi si trovano a aver perso 330 milioni di euro. Difficile trovare una via d’uscita.

E è da questi, spalleggiati da associazioni di consumatori e partiti di opposizione, che è scoppiata la rivolta: siamo caduti in una trappola. Sembra allora che verrà istituito un fondo che consentirà di rimborsare per il 30 per cento queste obbligazioni. Ma quelli che hanno perso i soldi vogliono il 100 per cento. Ma tutti questi soldi non ci sono. E forse ci sono anche impedimenti di legge.

Per il futuro, si dice, sarà proibito alle banche di vendere queste obbligazioni subordinate alla clientela minuta. Ma per il passato?

E resta un’amarezza. In teoria le banche dovrebbero essere i soggetti più vigilati del mondo. La Vigilanza della Banca d’Italia gode fama di essere severa e molto attenta. Invece è sempre lì che avvengono i crack più clamorosi (da Giuffré in avanti, passando per Sindona e tutti gli altri). E anche quando a saltare per aria è un’azienda non bancaria (vedi Parmalat) ci sono sempre di mezzo le banche, a volte (troppe)  disattente. Adesso la vigilanza è  passata alla Bce, ma purtroppo (come insegna anche l’esperienza straniera) non ci sono garanzie possibili. Un banchiere disonesto (o poco attento) impiega meno di un pomeriggio a combinare un disastro. Nessuna vigilanza può stare alle sue spalle 24 ore al giorno.

E quindi non rimane che scegliere con molta cura dove mettere i propri soldi. E poi sperare che tutto vada bene.