Di Battista, un’altra famiglia che lavora. Pagare debiti e dipendenti? Anche no

di Lucio Fero
Pubblicato il 18 dicembre 2018 10:22 | Ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2018 10:22
Di Battista, dopo Di Maio un'altra famiglia che lavora. Pagare debiti e dipendenti? Anche no

Di Battista, un’altra famiglia che lavora. Pagare debiti e dipendenti? Anche no (nella foto d’archivio Ansa, Di Battista con Di Maio)

ROMA – Di Battista, azienda della famiglia Di Battista, papà Vittorio, figlio il più noto Alessandro. Non che papà Vittorio sia proprio sconosciuto alle cronache: in quanto genitore del secondo leader M5S più volte ha detto la sua. E la sua è stata raccolta e diffusa dalla stampa, dalla tv, dai social. E la sua, di papà Vittorio, è più o meno che ci vuole l’uomo forte, il condottiere, anzi il duce. Anzi quello con la maiuscola, il Duce, perché papà Vittorio è veramente fiero del suo essere quella destra là.

Ma questo non c’entra e non c’entrerebbe nulla mai se non fosse che papà Vittorio lui stesso si premura di infilarcelo spesso e volentieri. Nulla comunque c’entra con le sorti finanziarie e con le abitudini gestionali dell’azienda di famiglia Di Battista. Azienda la cui situazione, peraltro pubblica e controllabile con una accessibile a tutti visura, Il Giornale è andato a controllare. Risultato: 53 mila euro non pagati ai dipendenti, 151 mila di debito con le banche, 135 mila euro non pagati ai fornitori e 60 mila al fisco. Un non pagato complessivo di circa 400 mila euro.

Non è reato e neanche peccato. Però una cattiva abitudine sì è quella di non pagare i propri debiti. Il non ti pago non è una virtù imprenditoriale, nonostante molta, si fa per dire, imprenditoria italo-familiare pensi il contrario. Il non ti pago non è un modo di stare al mondo nel mondo dell’economia, è invece un modo antico quanto il mondo per scaricare sul prossimo i guai.

Un non ti pago aziendal-familiare che Alessandro Di Battista non ha negato. Ha detto: colpa delle banche, delle tasse…Come il personaggio eterno e ovunque che nel film, di fronte alla mancata moglie lasciata sola all’altare, attribuisce il suo non essere andato al matrimonio alle cavallette, al terremoto, alla pestilenza…

Alessandro Di Battista espone poi una strana e francamente storta assai etica comportamentale. Non è solo sua, è di milioni di persone, ma non per questo meno storta. Eccola: è vero, ma tu non lo dovevi dire. Dirlo è colpo basso, scorrettezza. E quindi adesso vengo sotto casa tua e dico tutte le tue schifezze, così impari. E’ un’etica da bambini delle elementari, delle prime classi delle elementari. In cui ciò che fa canone e valore è il dispetto e la responsabilità per i propri atti è sconosciuta.

Berlusconi doveva bloccare l’articolo de Il Giornale, Renzi ha perso il referendum e quindi deve tacere. Sono gli argomenti stizzosi di Alessandro Di Battista. Il cui argomento principe è però che papà lavora da mattina a sera, anche se anziano, e che c’è la crisi e che…siamo una famiglia che lavora.

Già sentita questa della famiglia che lavora. E neanche troppo tempo fa. E neanche troppo distante geograficamente e politicamente. Un’altra famiglia che lavora e che perciò…Quella Di Maio. famiglia che lavora e perciò le è capitato in azienda familiare di pagare a nero i dipendenti e di tirar su qualche magazzino abusivo, uno magari con porticato che ci si cenava pure.

Famiglie che lavorano, gente che lavora…A onor del vero non si è atteso che famiglia Di Battista o famiglia Di Maio ci arrivassero a questa formula che tutto assolve e legittima. E’ da tempo uso e luogo comune accampare il proprio lavoro, e interesse, come salvacondotto rispetto al rispetto appunto di ogni regola. Una elaborazione e riformulazione dell’antico tengo famiglia. Il lavoro quindi…non pago tasse, se posso pago a nero, ometto pagare i contributi. Io lavoro quindi…sono sciolto da regole e leggi, assolto e perdonato senza neanche bisogno di confessarmi.

Famiglia Di Battista e famiglia Di Maio non sono né originali né difformi nei comportamenti socio economici. Sono anzi una sorta di normalità condivisa. In nome dello a pagare c’è sempre tempo e ti pago l’anno del mai e il giorno del poi c’è una cultura. E anche uno schieramento sociale. E ora anche un governo. Giunge notizia di altra parlamentare M5S, Felicia Gaudiano, che dovrebbe pagare ad un condominio 45 mila di euro non pagati. Alzi la mano chi istintivamente non si sente dalla parte contro il condominio. Il non ti pago è tutti noi. Mica a caso la prima idea che era venuta al governo M5S-Lega era quella di non pagare una manciata di centinaia di miliardi di debito pubblico, dichiarare salva e risorta l’Italia e fregare così, sotto a chi capita, il prossimo.