Berlusconi mattatore suicida ne l’Arena dopo Monti caduto

di Gennaro Malgieri
Pubblicato il 25 Dicembre 2012 9:37 | Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre 2012 12:07
Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Foto LaPresse)

Adesso è tutto chiaro. Il percorso accidentato di Silvio Berlusconi dal luglio 2011 ad oggi è stato segnato da un solo pensiero: tornare ad indossare i panni del vecchio mattatore e giocare con la politica così come i ragazzini giocano con i soldatini. Lo scopo? Difendere (come ha sempre fatto) quelli che ritiene i propri interessi, beneficiando di un sistema di potere che gli consente di piegare alle sue ragioni quelle degli altri, tanto dall’opposizione quanto dal governo. Per questo ritiene di non dover mollare mai.

Lo si era capito anche quando, appunto il primo luglio dello scorso anno, fingendo un rinnovamento nel quale non credeva minimamente, nominò Angelino Alfano segretario del Pdl, acclamato all’unanimità (non saprei a questo punto se per disperazione o per convinzione da parte dei membri dell’Assemblea nazionale del partito). Poi, sempre dando l’impressione di volersi ritirare, sotto l’incalzare della crisi del Pdl a conduzione oligarchica quando non assolutistica, in realtà ha continuato a lavorare per tornare in campo in prima persona. E lo ha fatto alla sua maniera, con il cinismo politico che chiunque, a cominciare dall’ossequiosa nomenklatura, gli riconosce.

Prima ha rivelato che Alfano non aveva il “quid” per fare il leader; poi ha promesso l’immissione di nuove energie ai vertici del partito, ma sciaguratamente non ne ha trovate; quindi si è dato molto da fare per far celebrare le primarie che ha scientificamente affossato, delegittimando ulteriormente il suo segretario; infine ha fatto sfiduciare il governo Monti sicuro che il Professore non si sarebbe dimesso, in modo da poter lucrare tempo e prepararsi alle elezioni facendo dimenticare che lo aveva sostenuto per un anno votando una cinquantina di fiducie, ma Monti non glielo ha permesso, dimettendosi immediatamente; non pago Berlusconi prima ha tessuto le lodi di Monti al punto di offrirgli, sotto la pressione del Ppe soprattutto, il ruolo di “federatore” del centrodestra e, immediatamente dopo lo ha affossato sotto una valanga di insulti politici, il più carino dei quali è stato il seguente:

“I risultati di questo governo tecnico sono soltanto negativi, non c’è nulla da salvare”.

E lui che lo ha sostenuto non ha nulla da rimproverarsi? Salvaitalia, mercato del lavoro, pensioni, Imu: chi le ha votate?

Insomma, distruggendo una dopo l’altra tutte le ipotesi di rinnovamento del suo partito, e dimenticando la “complicità” con il “governo delle tasse”, negando perfino lo spread come un’invenzione degli oppositori al suo governo, come in una consumata pièce, si è ripresentato al suo pubblico allargando le braccia e dicendo che non c’è stato verso di trovare un’alternativa: per la sesta volta si sacrificava per salvare l’Italia dai comunisti, dai poteri forti, da quelli deboli e da chiunque la pensi diversamente da lui.

Un anno e mezzo vissuto “spericolatamente” nel quale ha dovuto assistere al risanamento montiano, assecondandolo, e alla dissoluzione del Pdl coltivandola con amorevole cura. Adesso si mostra a tutte le ore su tutte le emittenti televisive per rappresentare soltanto se stesso, salvo litigare con il conduttore di turno perché, com’è noto, vorrebbe fare anche la parte dell’intervistatore oltre che dell’intervistato. Difficilmente gli viene fuori un’idea e neppure si sogna di spiegare per quale motivo ha fatto cadere un governo a due mesi dalla scadenza naturale della legislatura quando si poteva ancora fare qualcosa, per esempio la legge elettorale: non sarà che non volendola ha preferito far calare anzitempo il sipario?

Conoscendolo non ci si sorprende che Berlusconi si lamenti se Monti lo tratta adesso con ruvidezza. Lui, l’Inattaccabile, apostrofato nel modo che abbiamo sentito da un “professore che non ha mai lavorato”: di grazia, ma il lavoro è soltanto quello che fa lui, il televisionaro, il palazzinaro, l’uomo d’affari, il politico di professione (dopo quasi vent’anni in Parlamento la faccia finita con questa bufala de professionisti della politica: aveva cinquantasette anni quando è entrato a Montecitorio – frequentato scarsamente – e ne ha compiuti settantasei il 29 settembre scorso, oltre a trascorrerne una decina a Palazzo Chigi)? Che altro si attendeva da Monti, una carezza forse dopo averlo speciosamente disarcionato?

Berlusconi comunque la sua ultima mossa l’ha sbagliata in pieno. Questa volta si è precluso qualsiasi possibilità di rimettere insieme i cocci ed il suo partito è finito. Nel peggiore dei modi, oltretutto. Nato soltanto quattro anni fa per unire i cosiddetti “moderati” (sciagurata parola entrata nel lessico politico-giornalistico), si è disunito come un puzzle cui viene meno la base d’appoggio. È precipitato dal 38% al 15-16%, perdendo in poco tempo circa otto milioni di voti. Li recupererà?

Non credo. L’ultima chance di Berlusconi paradossalmente era proprio Monti. Lo avrebbe dovuto sostenere con sincerità fino alla fine per ricomporre un centrodestra organico con l’obiettivo di avviare un dialogo sulle riforme istituzionali innanzitutto con il centrosinistra nel quadro di un ricomposto bipolarismo.

Utopia. Tutto si può chiedere a Berlusconi tranne di essere un comprimario. Ora che la campagna elettorale entra nel vivo (ma ancora ci si deve scannare sulla composizione delle liste) è francamente patetico vederlo sulla scena, come un consumato attore, sollecitare gli ultimi applausi. Domenica scorsa, dopo la conferenza-stampa di Monti, ha definitivamente dichiarato la sua resa apparendo, guarda caso, in un varietà intitolato “L’Arena“. Non è stato un bello spettacolo. Né un elegante congedo. Chissà se uscendo dallo studio si è reso conto che il suo tempo è inesorabilmente scaduto.