Che vuole Berlusconi da Monti? L’Authority

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 17 Maggio 2012 15:32 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2012 16:00

Lapresse

ROMA – Mercoledì prossimo alle ore 11, stando al calendario dei lavori della Camere dei deputati, si dovrebbe procedere alla votazione dei componenti della Autorità di garanzia delle comunicazioni, della privacy, e via discorrendo. Sino ad oggi nessuno conosce i nomi dei candidati, e quindi i loro profili professionali.

Eppure si tratta di definire gli arbitri che dovranno controllare la regolarità della partita che si svolgerà nel settore dei media, della rete, della concorrenza, delle modalità di accesso alla comunicazione durante le campagne elettorali. Non ci sembra poca cosa, nel paese dei conflitti di interesse, dove l’ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, lega il suo sostegno al governo, anche e soprattutto, alle scelte che saranno compiute nel settore dove esercita una posizione dominante.

Si tratta, dunque, di una grande questione che riguarda la democrazia e la libertà di impresa in un settore strategico per lo sviluppo e la innovazione. Per queste ragioni abbiamo annunciato che non parteciperemo al voto, se non ci sarà prima una pubblica discussione e la presentazione formale, nella sede parlamentare, delle candidature.

Gli errori del passato, anche quelli del centro sinistra, non possono ripetersi come se nulla fosse accaduto. Le Autorità non possono piû essere il luogo dove si piazzano i fedeli e quelli che non vogliono disturbare gli equilibri politici e gli accordi di cartello già realizzati.

In questi anni non sono certo mancati consiglieri delle Autoritá e della Rai. Che abbiano anteposto il bene comune agli interessi di parte, ma il loro ruolo è stato spesso marginalizzato, demonizzato quasi fossero loro i corpi estranei alle istituzioni.

Del resto è la stessa legge, come per altro la Gasparri per la Rai, che induce in tentazione, attribuendo in esclusiva ai governi e ai partiti il potere di nomina, senza neppure l’obbligo di presentare e di illustrare preventivamente le ragioni delle candidature.

Questo metodo va modificato perchè appartiene ad un’altra era geologica, sia dal punto di vista politico sia da quello tecnico scientifico. Chi dovrà gestire la rete, uno dei luoghi della innovazione e della trasparenza, non può essere designato con la logica della fedeltà, della oscurità e, spesso, dell’analfabetismo in materia.

Chi oggi, comunque schierato, pensa ancora che si possa procedere con gli schemi del passato, non sa quel che dice e quel che fa o farà. Quello che alcuni chiamano “Antipolitica” si nutre e si alimenta anche degli errori della ” Malapolitica”. Se per la Autorità e per la Rai si dovesse procedere secondo le vecchie e cattive abitudini, sarà poi difficile dare la colpa a Beppe Grillo a chi per lui.