Rai. Ettore Gotti Tedeschi, presidente Ior, si occupava delle nomine. Perché?

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 6 Settembre 2013 7:57 | Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2013 23:22
Rai. Ettore Gotti Tedeschi, presidente Ior, si occupava delle nomine. Perché?

Ettore Gotti Tedeschi: interferenze sulla Rai

A che titolo l’ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, si occupava delle nomine Rai e perché riteneva ovvio che ad occuparsene fosse l’allora segreteria di stato vaticana?

Dal suo carteggio, per altro, esce la conferma di interferenze e pressioni, non solo vaticane, ma anche di logge deviate negli affari di banca, finanza e telecomunicazioni, con particolare attenzione alla Rai.

Quello che sorprende è la descrizione di buoni e cattivi e la messa all’indice persino di dirigenti di centro destra non graditi.

Quello che emerge é la conferma di quanto già denunciato nelle relazioni interne vaticane, che puntavano il dito non contro la presunta ” Banda dei gay”, ma soprattutto contro la ben più insidiosa ” Banda degli affari”, tutt’ora in azione ed irritata dal nuovo corso etico ed ecclesiastico.

In altre parole dal tentativo di trovare una qualche corrispondenza tra la predicazione e la pratica dei 10 Comandamenti.

Ci auguriamo che le Autoritá di garanzia e la commissione di vigilanza vogliano saperne di più.

Sarà anche il caso che si riapra subito la discussione sulla riforma della Rai a partire magari dalla proposta presentata a suo tempo dall’allora ministro Paolo Gentiloni e subito affossata dalla falange del conflitto di interessi e da chi non intendeva e non intende accompagnare fuori dalla gestione diretta del servizio pubblico governi, partiti, “bande di affari” che usano persino la religione per il loro profitto.

Temi letteralmente spariti dalla discussione politica, anzi quasi innominabili, per non disturbare l’alleato di governo e perché pezzi consistenti di quelle bande sono più che mai in azione, dentro e fuori il sistema della comunicazione.

Prima o poi anche il ” nuovo che avanza”, a cominciare da Matteo Renzi, dovrà misurarrsi con il “vecchio che resiste” e che, sino ad oggi, ha superato indenne regimi di ogni sorta e colore.