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Caro compagno Bondi, perché non scrivi una letterina “agli amici Silvio e Giulio”?

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 27 Dicembre 2010 18:48 | Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2010 18:48

Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali

“Care compagne e cari compagni”, così, con incipit solenne, il ministro Bondi apriva la sua lettera rivolta ai dirigenti del Pd, o meglio a quelli che avevano militato con lui nel Pci, per chiedere loro di essere all’altezza della comune storia e, quindi, di ritirare la mozione con la quale si chiedevano e si chiedono le sue dimissioni. Naturalmente c’è un certo salto logico tra la rievocazione della “comune storia” e la più modesta supplica finale, ma Bondi è un poeta e ci sembra dunque doveroso concedergli qualche licenza.

Il segretario del Pd Bersani forse non l’ha neanche letta e comunque non si è commosso.La mozione di sfiducia non sarà ritirata e  a questo punto, dopo aver letto i giornali di oggi, sarà anche il caso che il compagno Bondi riprenda carta e penna per ringraziare non solo Bersani, ma tutti i parlamentari che lo vorrebbero sfiduciare, dal momento che si è  dichiarato “amareggiato e disilluso” per il tradimento dell’amico Giulio.

Cosa mai sarebbe accaduto? Il ministro poeta, in queste settimane, aveva gridato ai quattro venti che, almeno una parte dei soldi sottratti alle attività culturali e al cinema, sarebbero stati reintegrati con il decreto “milleproroghe”. Grazie a Silvio, a Letta e a Bondi ogni problema sarebbe stato sistemato, insomma ci saremmo trovati in presenza di un altro miracolo italiano. Invece no! Il prode Giulio li ha mandati tutti a stendere e con loro migliaia e migliaia di imprese del settore, gli impegni sono stati traditi, e il ministro Bondi si è ritrovato “amareggiato e disilluso”. Le promesse, almeno per ora, sono finite tra le tante immondizie di questo paese.

Dal momento che la lettera indirizzata alle “compagne e ai compagni” non ha sortito effetto alcuno, ci permettiamo di consigliare al ministro di ritrovare lo spirito di un tempo, di prendere carta e penna e di scrivere questa volta “agli amici Silvio e Giulio” e di chiedere le loro dimissioni, se non dovesse ottenerle, cosa assai probabile, potrebbe scrivere la sua lettera di dimissioni. Per una volta, persino le compagne e i compagni di un tempo sarebbero disponibili a tributargli un lungo e caloroso applauso, quasi in stile vecchia Urss, come si usa ad Arcore di questi tempi.