Marrazzo dopo Berlusconi. Bisogno di chiarezza da carabinieri, politici, giornalisti

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 25 Ottobre 2009 16:28 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 12:52
Giuseppe Giulietti

Giuseppe Giulietti

Piero Marrazzo ha fatto bene ad autosospendersi,anzi avrebbe fatto meglio a dimettersi.

In ogni caso sarebbe rimasto un presidente dimezzato, esposto a continui ricatti,  quelli che avrebbe dovuto denunciare per tempo,anche se gli sarebbe comunque costato carissimo, sul piano pubblico e privato.

Quello che valeva per Berlusconi non può che valere anche per Marrazzo, in questi casi non possono esserci cerchiobottismi o doppie morali.

Ma davvero le cose stanno andando così? A costo di essere impopolari ci permettiamo di avanzare qualche dubbio. Sul piano politico dobbiamo rilevare che Marrazzo si è già autosospeso, che se la destra forse vincerà a mani basse le prossime regionali,  nel frattempo Berlusconi è saldamente al suo posto, anzi, ironia della sorte, il suo servizio d’ordine chiede a gran voce le dimisssioni di Marrazzo “..perchè ha detto delle bugie”…incredibile, ci sarebbe da ridere se non fosse tutto tragicamente vero.

Stiamo parlando dei fedelissimi di un presidente che non risponde alle domande, che querela giornali e giornalisti, che minaccia gli organismi di garanzia e che ha il braccio destro e quello di sinistra condannati per reati infamanti. Forse bisognerebbe reclamare in tutte le sedi l’autosospensione e le dimissioni di quanti, comunque schierati, si trovano nelle condizioni del presidente della regione Lazio.

Non si tratta di giustificare gli errori di Marrazzo, ma di non permettere che i condannati giudichino chi non è comunque coinvolto in vicende che abbiano rilevanza penale. Sino a prova contraria, Marrazzo è vittima di una estorsione e di un tentativo di corruzione, non mandante ed ideatore. Sarà bene non dimenticare questo particolare.

A questo proposito sarà forse il caso che qualche giornalista intraprendente cominciasse a raccontarci le biografie dei 4 carabinieri dei ros scaricati dall’Arma e definiti 4 balordi ricattori, farabutti, sporcaccioni. Le cose stanno davvero così? Quali sono le loro biografie? Perchè in alcuni rapporti sono stati definiti agenti esemplari? Per conto di chi hanno lavorato nel passato? Sono mele marce o rappresentanto una corruzione diffusa, stile bande di quartiere americane?

Per quale ragione uno di loro, sin dal primo momento, ha parlato di una macchinazione elettorale coordinata dall’alto? L’autosospensione di Marrazzo dovrebbe servire non a chiudere la vicenda, ma a gettare una rinnovata attenzione su queste domande, sull’uso dei servizi, sulla preparazione dei dossier, sulla loro diffusione.

Altro che caso chiuso! Per quale ragione il presidente del Consiglio qualche giorno fa aveva profetizzato..”Presto ne vedremo delle belle..”, cosa sta accadendo negli apparati di sicurezza, dai quali per altro giungono segnali allarmanti e che non possono essere ignorati. “..

Giornlalisti non abbassate la guardia..” ha scritto questo giornale on line. Ci permettiamo di associarci. Da troppe parti, anche da qualche esponente del centro sinistra, si sono levate voci che invocano nuove misure e nuove leggi in materia di intercettazioni e di diritto alla riservatezza. Si tratta di invocazioni sbagliate e da contrastare.

La metastasi non sta nei giornalisti che scrivono, ma negli apparati che confezionano dossier illegali e che li fanno filtrare. Le mele marce stanno in quelle postazioni, un giornalista può e deve verificare l’attendibilità delle fonti, stabilirne la rilevanza sociale e poi deve pubblicare. Se e quando sarà proibito, queste notizie, queste foto, questi filmini e i commenti e le opinioni che suscitano, usciranno comunque, saranno usati, come si è visto in questo caso, a fini ricattatori, ci sarà un commercio clandestino, i protagomnisti saranno ricattati con conseguenze gravissime sullo stesso ordinamento democratico.

Ai giornalisti, invece, spetta il compito di non essere solo postini, di non essere parte della lotta nei servizi, di tentare di portare luce dove rischia di prevalere il buio, proprio quello che si dovrà fare nella vicenda Marrazzo, dove, passata l’eccitazione per il gossip, bisognerà davvero dedicarsi a portare in superfice gli aspetti più fangosi della vicenda e che potrebbero aprire un ulteriore e devastante squarcio sullo spirito dei tempi e sull’etica pubblica.