Il primo nemico del premier? Iniziali S.B.

di Mario Lenzi
Pubblicato il 28 Novembre 2009 - 09:58| Aggiornato il 21 Ottobre 2010 OLTRE 6 MESI FA

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A forza di andare in giro con la torcia accesa, gridando a destra e a sinistra che il Paese rischia di precipitare nella guerra civile, il nostro presidente del Consiglio rischia davvero di appiccare il fuoco alle istituzioni e di conseguenza alle nostre case.

Annaspa sperando di rinvendire le passate e reclamizzate performance, ha paura e nessuno è disposto ad avventurarsi nel pericolo come chi ha paura, i suoi alleati più avveduti lo abbandonano o fanno la mossa, un’aria di fronda circola anche nei santuari più affidabili (per lui), perfino i cardinali che più lo hanno benedetto, pur negandogli la comunione per libertinaggio e altro, ora tacciono compunti davanti a tanto schiamazzo, fanno gli indiani in attesa dell’input dal papa tedesco.

Se continua così, gli resteranno, nei palazzi che contano e nelle annesse stanze di servizio, solo le disinibite ragazze che hanno saputo servire l’azienda in più posizioni, i quattro ministri che hanno giurato fedeltà alla sua persona più che alla Repubblica, i poeti innamorati come Bondi, gli inguaribili interpreti delle sue canzoni, come Apicella, e naturalmente gli stupidi, che in quanto tali sono infaticabili.

Gli resta, purtroppo, anche la folta schiera di telespettatori che sono intorpiditi da anni di fiction interminabili come serial killer e di spot ripetitivi come prediche nelle parrocchie di campagna. E tuttavia hanno diritto di voto alla pari delle persone più preparate e informate.

Per fortuna l’Italia non è fatta soltanto da costoro e da cosche mafiose che hanno perduto la pazienza, reclamano vendetta con la scusa di promesse non mantenute e tradimenti subiti, e presentano il conto con delazioni alla Magistratura su presunti crimini compiuti e interessi mancati.

In Italia ci sono anche tante persone per bene, che producono cultura e ricchezza, vogliono essere lasciate in pace, non si aspettano nulla dal governo ma nemmeno vogliono essere derubate, hanno imparato da tempo a convivere secondo le regole del buon senso e cercano di rimediare per quanto possono alle deficienze e alle storture di un Paese che non è mai diventato uno Stato.

Una volta, per maggoranza silenziosa si intendeva la massa che covava rancori e nostalgie, infastidita dai turbolenti moti di piazza, ora c’ è un’altra maggioranza silenziosa, che è infastidita dai turbolenti sussulti del potere, insistenti fino alla nausea, che non ha perduto il gusto della vita e sa benissimo qual è il senso dei tempi.

È una forza tranquilla. Aspetta la fine. Della legislatura, naturalmente. Quanto ci sia da aspettare è davvero in grembo agli dei. Ma se ci fosse chi appicca il fuoco, questa nuova maggioranza è pronta a spegnerlo, e allora chi crede di rovesciare le istituzioni con un colpo di mano, sarebbe il primo a essere rovesciato.

Stia dunque tranquillo, il presidente del Consiglio. Nessuno congiura contro di lui più di quanto faccia lui stesso. Più si agita e peggio è per lui. Siamo sopravvissuti a ben altro e possiamo ancora concederci il lusso di sopportarlo per il tempo previsto, se se ne sta buono buono. Nessun potente è mai riuscito a eliminare i suoi successori.