Italia: non è Paese per giovani, dice l’Istat, boom di single, viviamo in un sistema che scarica sui più fragili

L’Italia non è un Paese per giovani, dice l’Istat. Boom di single. Viviamo in un sistema disfunzionale che scarica tutto sui più fragili. È incapace di auto correggersi. Avvisaglie di collasso.

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 24 Luglio 2022 - 13:49 OLTRE 6 MESI FA
Italia: non è Paese per giovani, dice l’Istat, boom di single, viviamo in un sistema che scarica sui più fragili

Italia: non è Paese per giovani, dice l’Istat, boom di single, viviamo in un sistema che scarica sui più fragili

Italia: non è un Paese per giovani, dice l’Istat. Boom di single. Viviamo in un sistema disfunzionale che scarica tutto sui più fragili. È incapace di auto correggersi.

Avvisaglie di un probabile, futuro collasso: il nostro sistema (chiuso) è debole. E scarica le sue sofferenze sule parti più fragili. Cioè i giovani e le donne. Ergo, il sistema non è sano, come si vuol far credere. Lo certifica l’annuale rapporto dell’Istat, l’Istituto nazionale di statistica che dal 1926 supporta i cittadini e i decisori pubblici e ci fa capire come stiamo e dove andiamo.

Risultato: l’Italia non è un Paese per giovani. È un verdetto implacabile, financo spietato: ci sono troppe disuguaglianze, montano disagio e ansia collettiva. Viviamo male, inutile nasconderlo. E vivono (mediamente) peggio, dice sempre l’Istat, donne, giovani, meridionali, disabili e i cosiddetti “caregiver”, cioè  gli assistenti familiari che aiutano e assistono un proprio congiunto. Figura da non confondersi con la badante. E figura (si stima) in aumento dell’85% nei prossimi decenni a causa del progressivo invecchiamento demografico. Oggi i caregiver sono 7 milioni. Un popolo.

ADDIO FAMIGLIA PATRIARCALE IN ITALIA, BOOM DI SINGLE

Addio alle famiglie numerose. La società è cambiata. E non poco. È pressoché sparito il patriarcato, il sistema sociale che i greci chiamavano “la legge del  padre” (ed è un bene, come sostiene il Movimento femminista e non solo). In compenso (dice sempre l’Istat) sono aumentate le “famiglie unipersonali”, cioè è boom  di single. Se ne calcolano oltre 9 milioni. Insomma il 15%. Media nazionale. Nel Nord-ovest il primato: 37,7%. Più che raddoppiato in 50 anni. Occhio.

IN ITALIA SI ESCE DI CASA DOPO I 34 ANNI

Anche questo dato è nel rapporto annuale (il trentesimo). Le cause? Covid, crisi, stipendi bassi. Il quadro è desolante. Le donne sono sottopagate e fanno sempre meno figli; oltretutto sempre più tardi. Idem le straniere. I giovani sono capaci di stare a casa con mamma e papà fin dopo i 34 anni. I giovani che restano nelle famiglie di origine sono 7 milioni pari al 67,6%; fascia 18-34enni. Altro dato eloquente: il 34,4% degli Under 34 ha un contratto precario (sul totale dei lavoratori).

BASTA DARE OGNI COLPA AI GIOVANI

Siccome il sistema disfunzionale non è in grado di autocorreggersi, attribuisce ai giovani ogni responsabilità. E giù insolenze come “bamboccioni “, “lazzaroni “, “scansafatiche”, “mammoni”, “ruba reddito” (di cittadinanza), “poltroni”, “fannulloni”, “battifiacca” .

E poi oziosi, pelandroni, perdigiorno, sfaticati, vagabondi. Uffa! Quanta retorica da mezzo litro. Meglio un’altra prospettiva: sempre più giovani espatriano. Cercano lavoro e dignità. Come fanno, ad esempio, i nostri giovani ricercatori estenuati da burocrazia, baronato (vergogna italiana), precariato, retribuzioni risibili . E allora si abbia almeno la decenza di stare zitti. Certo sarcasmo è ignobile.