Berlusconi penitente davanti al G20 e Fmi, 2012 l’anno della penitenza

di Lucio Fero
Pubblicato il 4 Novembre 2011 16:06 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2011 16:06

ROMA – Ha il tono del penitente mentre annuncia l’anno della penitenza: “Al paragrafo D si legge che l’Italia si impegna a ridurre il rapporto debito-Pil nel 2012”. Al paragrafo D del documento cui le nazioni del G20, l’ Europa e il Fmi hanno “impegnato”, anzi legato l’Italia, chiunque la governi, addirittura con verifiche trimestrali. Paragrafo D che Silvio Berlusconi legge in apertura della sua conferenza stampa, legge come un dovere molto più che un piacere. Non lo sventola, lo ingoia, manda giù, appunto con l’aria e il tono del penitente che diffonde la dura novella. Sarà il 2012 l’anno della penitenza perché ridurre il rapporto tra debito e Pil con un Pil immobile o quasi vuol dire da subito, da domani, a scadenze trimestrali, con cambiali che scadono ogni tre mesi, ridurre la spesa pubblica e incassare più tasse.

Il penitente snocciola i grani della penitenza: ridurre il debito nel 2012, azzerare il deficit nel 2013. E non “sulla parola” del governo italiano, non sulla sua parola: “Dovendo ottenere la fiducia dei mercati e della comunità finanziaria, abbiamo chiesto la certificazione di una società specializzata…”. Si ingegna e si arrampica Berlusconi a distinguere “certificazione” e “monitoraggio”. Si ingegna, quasi cavilla: la sostanza è che il Fmi è “la parola” cui devono credere i mercati quando parla l’Italia. Da domani, da oggi e ogni tre mesi, se l’Italia parla i mercati e il resto del mondo sono autorizzati a chiedere al Fmi se sono chiacchiere o fatti. Sarà l’anno della penitenza il 2012 e il Fmi sarà l’incaricato di verificare e attestare se la penitenza viene davvero espiata.

Il penitente forse per la prima volta nei suoi molti anni di governo ammette qualcosa: “Forse abbiamo sbagliato in passato, destinando ad altro indirizzo i denari pubblici…”. Ad altro indirizzo, altro rispetto alla diminuzione della percentuale del debito. Gli costa questa ammissione ma la incarta nella confezione zuccherosa della piena e volontaria adesione alla penitenza: “Faremo tutto il necessario e siamo in grado di farlo”. Poi lo sforzo evidente perfino sul volto di stare nell’abito del penitente risulta eccessivo per Berlusconi e spunta, riemerge il Berlusconi al naturale, quel Berlusconi che la penitenza comprime ma non cancella: “Il debito lo abbiamo ereditato dai governi di 18 anni fa e da allora la sua dinamica è rimasta piatta”. E’ una bugia, il debito era sceso al 105 per cento del Pil, poi è risalito al 118 e ora viaggia intorno al 120 per cento. Altro che “dinamica piatta”…E’ una bugia ma nessuno gliela rinfaccia, non è il caso: è acqua torbida ma è acqua passata.

Poi Berlusconi si inerpica in una constatazione che gli è usuale, ma è una constatazione boomerang, quella che conteggia la ricchezza privata degli italiani, delle famiglie italiane come “multiplo” dell’entità del debito pubblico. Vero, ma portare la ricchezza privata delle famiglie a garanzia della solvibilità del debito niente altro significa che in caso di necessità quel debito pubblico verrà pagato con quote della ricchezza privata: si chiama patrimoniale e neanche di quelle piccole. E poi Berlusconi si perde e si sperde: “E’ una moda passeggera quella per cui i mercati si avventano contro l’Italia…Italia i cui ristoranti sono pieni, i posti di vacanza tutti prenotati, gli aerei colmi, non mi sembra poi questa gran crisi”. Infine mostra quanto la penitenza gli strazi la mente più che la carne, penitenza obbligata per il debito italiano che minaccia l’euro, penitenza per salvare l’euro, quell’euro che… “Incongruo e penalizzante per l’Italia fu il cambio fissato a un euro per 1936 lire, euro che ha impoverito: con due milioni di lire una famiglia viveva, con mille euro non vive”. Doppio salto mortale, anzi triplo con caduta a terra scomposta: il cambio un euro a 1936 lire non fu arbitrio ma calcolo, mai in Italia un euro ha avuto davvero il potere di acquisto delle precedenti 1936 lire ma questa è colpa e specificità italiana e un premier penitente per l’euro che l’euro quasi maledice è una contraddizione della logica, della mente e, quel che è peggio, dell’anima profonda del governo.

Fine della penitenza, poi c’è il capitolo della sopravvivenza del governo: “Un altro al posto mio? Non vedo in Italia nessuno che l’Italia possa degnamente rappresentare”. “I parlamentari della maggioranza che lasciano? Sarebbe un tradimento. Quando li incontrerò torneranno indietro”. Al paragrafo D del documento finale del G20 c’è scritto che il 2012 sarà per gli italiani l’anno della penitenza. Il premier penitente ha firmato l’atto di contrizione. Al paragrafo uno della promessa di Berlusconi al paese c’è che Berlusconi resta premier. Berlusconi lo annuncia come un sollievo alla pena, le prossime settimane e mesi diranno se è una penitenza accessoria.