Natale: Draghi “regala” 490 miliardi. Che ne faranno le banche?

di Lucio Fero
Pubblicato il 21 Dicembre 2011 14:19 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2011 16:03

Mario Draghi (Lapresse)

ROMA – Regalo di Natale di Mario Draghi: 490 miliardi prestati alle banche. Prestito per tre anni ad un tasso di interesse dell’un per cento. Hanno subito scartato il pacchetto regalo 523 banche europee, italiane comprese. Che ci fanno ora le banche con i miliardi loro prestati gratis o quasi dalla Bce? Possono farci tre cose: se ne fanno un po’ di ciascuna delle tre cose possibili, allora il regalo si estende e fa bene un po’ a tutti. Se ne fanno una sola delle tre possibili, allora il regalo infeltrisce, inacidisce, diventa regalo sprecato.

Prima delle tre cose che possono fare le banche con quei 490 miliardi e con gli altri che verranno per la stessa via nei prossimi mesi: pagarci le obbligazioni che hanno emesso e che vanno in cedole e scadenze nel 2012 e 2013. Già, perché oggi le banche europee, italiane comprese, non hanno “liquido” e quindi devono cercare sul mercato i soldi freschi per pagare le obbligazioni e le cedole, decine, centinaia di miliardi. Se le banche trovano “liquido” dovendolo pagare il cinque per cento rischiano di avviarsi verso l’insolvenza, addirittura il fallimento. Se trovano “liquido” all’un per cento, allora pagano e non vanno a gambe all’aria. La prima cosa che le banche possono fare con i miliardi della Bce è far quadrare i loro conti.

La seconda cosa: usare quei miliardi per concedere finanziamenti e prestiti all’economia, alle aziende, alle famiglie. L’Italia è in  recessione, Pil che segna negativo nel terzo trimestre 2011. Altri grandi paesi europei sono al limite, appena un passo al di qua dalla recessione. Se le banche non prestano soldi alle aziende e alle famiglie la recessione si accentua. Dunque con i soldi della Bce le banche possono mettere almeno argine alla recessione, cioè al calo della produzione e del consumo.

Terza cosa: usare quei miliardi per comprare titoli di Stato, debito “sovrano”. Se le banche ricominciano a comprare un po’ di Btp italiani, Bonos spagnoli, pubbliche obbligazioni francesi, allora, al crescere della domanda, calano i rendimenti, i tassi di interesse che gli Statiu pagano per vendere quei titoli e finanziare il loro debito.

Se le banche fanno solo e soltanto la prima cosa si ritrovano con bilanci migliorati però in un ambiente economico di recessione dove i loro debitori non pagano e aumentano gli “incagli”, i crediti non esigibili. E in un ambiente dove gli Stati rischiano il default e, visti i depositio di titoli di Stato che sono nel patrimonio delle banche, se trema uno Stato tremano le banche e viceversa. Stanno in piedi insieme, vengono giù insieme.

Se le banche fanno solo e soltanto la seconda cosa, prestare soldi ai clienti, rischiano di non avere il liquido per pagare i loro debiti o di doverlo comprare il liquido pagando tassi così alti da dover poi concedere prestiti a tassi troppo alti per aziende e famiglie.

Se fanno solo la terza cosa, farsi prestare all’uno per cento e comprare debito sovrano che paga il cinque per cento, allora rischiano di trovarsi prima o poi, più prima che poi, con in tasca titoli che rendono il 5/6 per cento ma che valgono maledettamente poco perché prima o poi, più prima che poi, qualche Stato non ce la farà più a pagare quegli interessi.

Riusciranno le banche a trovare la giusta miscela tra le tre cose che possono-debbono fare con quei 490 miliardi freschi? Affari loro? No, affari nostri, proprio nostri. Sempre che voi siate una di queste cose: un’azienda, una famiglia, un contribuente, un cittadino europeo. Se non  rientrate in nessuna di queste categorie, allora e solo allora non sono affari vostri.