Salvini contro Luciana Breggia e Matilde Betti, un saggio di machismo giudiziario populista

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 6 giugno 2019 12:43 | Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2019 15:33
Salvini contro Luciana Breggia e Matilde Betti, un saggio di machismo giudiziario populista

Salvini contro Luciana Breggia e Matilde Betti, un saggio di machismo giudiziario populista

ROMA – La brutale aggressione di Matteo Salvini a due giudici della Repubblica – non a caso due donne – lascia esterrefatti e preoccupati: un caso clamoroso , si può dire, di bullismo o machismo giudiziario.

Le due signore oggetto dell’attacco da parte del ministro dell’interno rappresentano al meglio il contributo di intelligenza, dedizione, umanità dato dalle donne  a una corporazione, quella dei magistrati, che  – lo dimostrano le recentissime vicende del CSM – non ha smesso di essere dominata da, più che maschie, sordide pulsioni di potere.

Luciana Breggia  e Matilde Betti, autorevoli e rispettati giudici dei tribunali di Firenze e Bologna, sono state additate dal ministro dell’interno al pubblico ludibrio, e invitate – se vogliono esprimere un loro pensiero sulla società – a farsi eleggere dal  popolo.

5 x 1000

 La ragione di questa iniziativa, che la dice lunga sul modo ‘populista’ di intendere la funzione giudiziaria, si rintraccia – pensate – nell’avere quei  giudici osato pronunciare sentenze che, in nome della Costituzione e delle Convenzioni Internazionali, imponevano l’iscrizione all’anagrafe di un richiedente asilo.

Questo il rimprovero dell’ineffabile ministro: non essersi limitate le due signore ad ‘applicare la legge’, ma aver voluto addirittura ‘interpretarla’.

Si noti: ‘interpretarla’ e non ‘disapplicarla’, come se compito essenziale di ogni giudice non fosse proprio quello di interpretare la legge, non limitandosi ad essere quella che i giacobini chiamavano la ‘bouche de la loi’, la bocca impassibile e indifferente della legge. Secondo questa  che si fatica a definire ‘visione’ della funzione giudiziaria, la giustizia dovrebbe arretrare di oltre due secoli e trasformarsi in brutale, ottuso braccio giudiziario della volontà popolare espressa da una maggioranza.

Come si può vedere, un  segnale non da poco, che cade su una magistratura mai come in passato disorientata, confusa, incapace di trovare un rapporto ‘giusto’ ed equilibrato con gli altri due poteri, ormai ridotti – a quanto pare, nel silenzio del Parlamento – a uno solo: l’ esecutivo, impersonato e occupato ormai dal capo della Lega .

Gli attacchi a Luciana Breggia e Matilde Betti per essersi limitate a rispettare la propria funzione, ‘interpretando’ appunto la legge  e non adeguandosi alla lettura che vorrebbe darne il ministro dell’Interno, sono il segno di una deriva non secondaria né poco rilevante rispetto alle clamorose vicende che sconvolgono il CSM.

 Luciana Breggia e Matilde Betti non ‘aspirano’ a prestigiosi incarichi romani, non sono parte di ‘cordate’ che danno l’assalto al potere giudiziario. Sono donne magistrato che  cercano – ogni giorno, nelle più oscure e modeste vicende sottoposte al loro giudizio – di rassicurarci sul fatto che non solo a Berlino, ma anche a Firenze e Bologna, dappertutto nel Paese, esistono giudici degni di quel nome.