Referendum. Votare No, soprattutto votare. Le ragioni di un magistrato

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 27 Agosto 2020 6:59 | Ultimo aggiornamento: 26 Agosto 2020 19:20
Referendum. Votare No, soprattutto votare. Le ragioni di un magistrato. Nella foto Luigi Di Maio, sostentore del Si

Referendum. Votare No, soprattutto votare. Le ragioni di un magistrato. Nella foto Luigi Di Maio, sostentore del Si

Ho il sospetto che Gustavo Zagrebelsky stia attraversando da qualche tempo  una fase di “panne”.

A proposito del voto nel referendum sul numero dei parlamentare, come lui stesso confessa, si sente vicino  all’asino di Buridano.

Eppure, anche quel filosofico asino – come ossevarono Spinoza e Leibnitz – si rendeva ben conto che non vi è mai, in un’alternativa secca, un equilibro perfetto tra le due scelte. E sapeva bene – quell’asino sapiente –  che se , dopo avere soppesato accuratamente i pro e i contro, non  si fosse deciso per l’uno o per l’altro dei due mucchi di fieno, sarebbe morto di fame.

Cosa può significare il famoso apologo per il dilemma referendario che ci troviamo di fronte?

Che le due soluzioni non sono perfettamente uguali e che, dunque , non è indifferente la nostra scelta.

Che occorre esaminare con attenzione e onestà intellettuale le ragioni del NO e quelle del SI.

Che, alla fine, si dovrà comunque fare una scelta se non si vuole morire per fame di democrazia.

Ben vengano, allora, le paginate dei giornali che espongono,contrapponendoli, i ‘manifesti’ dei fautori del NO e quelli dei loro avversari del SI. Ben vengano, purchè non si consideri questa scelta, ormai un po’ stucchevole, come la prova provata dell’imparzialità di chi le propone.

In un referendum ‘confermativo’, mi pare, non si può essere ‘fazione’, non ci si può ‘schierare’ per l’una o l’altra delle parti politiche in gioco. Non si può volere ‘la sconfitta’ dell’avversario, spesso difficilmente identificabile, spesso non privo di buone ragioni.

Il riferimento è la Costituzione

È, piuttosto, della Costituzione che si discute e tratta: cioè di noi popolo, di noi cittadini , di noi nazione. E, allora, mi pare che la nostra prospettiva possa e debba essere leggermente diversa da quella di chi ci esorta perentorio a ‘parteggiare’ per l’una o per l’altra delle due soluzioni.

Si deve andare a votare: questo è chiaro. Ma sapendo che  è  per la Costituzione che si vota,  per l’asse portante, il tronco vitale della società politica.

Ognuno farà poi la sua scelta, ma solo dopo avere soppesato ed esaminato onestamente e liberamente, le ragioni, le critiche, i pericoli, gli asseriti vantaggi della riforma in esame.

Lo dichiaro, al referendum voterò No

Il punto centrale  dello scenario referendario  non sarà  quello che si traduce nella scelta tra un SI e un NO ( scelta che, per togliere ogni dubbio asinino, confesso qua di prediligere ), ma – mi pare – tra le ragioni e le circostanze che hanno indotto una larghissima maggioranza degli attuali parlamentari a votare la drastica riduzione del proprio numero, e le ragioni, le circostanze, le trasformazioni che caratterizzano,oggi, il corpo elettorale.

Le domande che si deve porre il cittadino

Mi pare che il cittadino, chiamato a pronunziarsi su questa apparentemente secondaria riforma costituzionale, che rischia di mettere in pericolo la stessa funzione della rappresentanza democratica, debba chiedersi prima di tutto se quella larghissima maggioranza parlamentare corrisponda ancora oggi agli orientamenti del corpo elettorale.

Un Parlamento che non corrisponde più al  voto degli italiani

Sappiamo tutti che questo Parlamento non rispecchia più, in gran parte,  quegli orientamenti. Che trasformazioni profonde e profonde crisi di consenso hanno attraversato e ancora attraversano i principali partiti che hanno sostenuto la riforma. E che, in questa legislatura , contano  su una rappresentanza numerica probabilmente non più rispondente alle effettive, attuali  intenzioni di voto dei cittadini.

Quella maggioranza, piuttosto variegata, sembra non trovare più un vero riscontro nel corpo di cui dovrebbe essere la rappresentanza in Parlamento.

I partiti sono cambiati fra la legge e il referendum

Ciò non significa che quella riforma sia – per questa sola ragione – sbagliata. Il punto è: la volontà dei partiti che l’hanno voluta e votata, risponde ancora, oppure no, alla volontà di quel popolo in nome  e su delega del quale pretendono di averla promossa ?

Cosa voglio dire? Che il senso del referendum ‘ confermativo’ non può essere solo quello di una conferma o di una condanna della  riforma voluta  e votata dal Parlamento . Il referendum sarà piuttosto una specie di cartina al tornasole. Un  rivelatore oggettivo dello stato dei rapporti tra rappresentanza e volontà popolare. Tra delega  e partecipazione, tra istituzioni e consenso da parte dei cittadini.

Importante fondamentale, una grande affluenza al referendum

Da questo deriva l’importanza davvero straordinaria di una grande, corale partecipazione al voto  referendario, in assenza per di più di un quorum.

Mi chiedo infatti che valore dovrebbe riconoscersi  a una vittoria del SI, oppure del NO, in presenza di una partecipazione al voto di un misero 20% degli elettori.

Una vittoria – anche non travolgente – ma derivata da una alta partecipazione popolare, eliminerebbe invece in un sol colpo tutte le alchimie. Le pur ragionevoli e fondate sottigliezze. Le pur  lodevoli  esercitazioni dei giuristi.

Mobilitiamoci dunque, oltre che per le nostre ragionevolissime ragioni a sostegno del NO. Anche e soprattutto perché la partecipazione al voto sia la più alta possibile.

(È questa – tra l’altro, anche se detto sottovoce  – una buona strategia per i sostenitori del NO, che avranno molti buoni motivi per andare ai seggi, mentre i sostenitori del SI – confidando in una facile e scontata vittoria – saranno con molta probabilità tentati di disertarli).