Emanuela Orlandi, Chi l’ha visto e il flauto del mistero

di Pino Nicotri
Pubblicato il 22 aprile 2013 10:26 | Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2013 10:49
flauto emanuela orlandi

Emanuela Orlandi: il mistero del flauto

ROMA – Che con questa storia del flauto in apparenza simile, ma solo simile, a quello suonato da Emanuela Orlandi, fatto trovare sotto una formella della Via Crucis vogliano andare a parare di nuovo su Enrico “Renatino” De Pedis? Non è escluso. Evocare il fantasma della banda della Magliana fa traffico su internet e audience in tv.

A “Chi l’ha visto?” hanno detto che lo strumento musicale è stato ritrovato in una località vicina ad un’altra dove a suo tempo sarebbe stata vista Emanuela Orlandi. Anche se secondo alcune indiscrezioni il flauto sarebbe stato fatto trovare a Roma, nella basilica di Santa Francesca Romana, il Messaggero del 5 aprile ha scritto invece che è stato ritrovato a Castel Romano, località vicino a Pomezia a pochi chilometri da Torvaianica, il paese dove la “supertestimone” Sabrina Minardi nel 2008 ha “confessato” che De Pedis ha tenuto prigioniera – in via Rumenia, nella casa di vacanze dei genitori della donna – Emanuela Orlandi prima di gettarne il cadavere in una betoniera insieme con quello del piccolo Domenico Nicitra.

Quando i magistrati hanno fatto notare alla Minardi, tra le altre cose che non quadrano, che quel bambino è scomparso il 24 giugno 1993, vale a dire dieci anni dopo Emanuela e tre anni dopo l’uccisione dello stesso De Pedis, la “supertestimone” ha cambiato cadavere: non era quello di Nicitra, bensì quello di Mirella Gregori, la quindicenne romana sparita nell’83 un mese e mezzo prima della Orlandi. Nel frattempo però è scomparsa anche la credibilità della Minardi. Ma andiamo per ordine.

Ormai è una vera e propria guerra: tra il partito “Il flauto è del tipo usato da Emanuela” e il partito opposto “No, il flauto è di un altro tipo”. Dove Emanuela è ovviamente la Orlandi e il flauto oggetto del contendere è quello fatto trovare alla redazione di “Chi l’ha visto?”.

In corso è anche una guerra parallela, tra chi sostiene che la lettera anonima (contenente capelli, ritagli di giornale, disegno e foto “misteriose”, una delle quali è di un teschio) inviata ad una ex compagna di scuola di musica della Orlandi e alla signora Maria Antonietta Gregori, ha un significato nascosto. Tutto da decifrare, ma sicuramente utile per risolvere almeno il mistero della scomparsa di Mirella Gregori, sorella minore di Maria Antonietta.

Per far pendere la bilancia dalla parte di chi ci crede possa essere utile anche qualche piccolo errore. Sicuramente non voluto, certo. Per esempio, a corredo di una lunga intervista alla signora Maria Antonietta il redattore di “Chi l’ha visto?” Fiore De Rienzo fa una affermazione ben precisa e piuttosto impegnativa: le due date scritte a mano dopo la parola in maiuscolo MUSICO su uno dei fogli inviati con la lettera corrispondono alle date della nascita e della morte del compositore Luigi Hugues.

Che guarda caso è l’autore del brano musicale per flauto che figurava nella pagina di spartito fatta trovare in fotocopia il 27 luglio ’83 dai fantomatici rapitori di Emanuela. Le due date scritte a mano sono 26/OTT/1808 e 5/3/1913. E De Rienzo ha scandito che Hugues è nato appunto il 26 ottobre 1808 ed è morto il 5 marzo 1913. Come a dire che è campato la bellezza di 105 anni. Possibile?

No. Non è possibile. Per il semplice motivo che il compositore di musiche per flauti Luigi Hugues è nato non solo un altro giorno di ottobre, il 27 anziché il 26, ma anche in un altro anno: per l’esattezza, nel 1836. Ovvero ben 30 anni dopo quanto sostenuto a “Chi l’ha visto?”. La buonanima di Hugues e lo spartito del 27 luglio ’83 NON c’entrano quindi nulla, anche se è suggestivo credere il contrario e suggestionante il farlo credere.

Strano però: questa volta “Chi l’ha visto?” il nome di Mirella ha voluto affiancarlo a quello di Emanuela, mentre ha invece voluto tenerlo nascosto quando nel settembre 2005 ha lanciato la famosa telefonata anonima del tormentone De Pedis/S. Apollinare.

Quella volta infatti fu mandata in onda solo la prima parte della telefonata:

“Riguardo al caso di Emanuela Orlandi per trovare la soluzione del caso andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti”.

Mentre la seconda parte invece rimase nei cassetti:

“E chiedete alla figlia del barista di via Montebello che anche la figlia stava con lei……con l’altra Emanuela”.

Il barista di via Montebello, angolo via Volturno, erano i Gregori, genitori di Mirella, ma quella volta il suo nome venne taciuto. Se fosse stata resa nota anche la seconda parte della telefonata si sarebbe oltretutto capito bene che si trattava di una presa in giro e che comunque il suo autore non sapeva bene neppure di cosa stesse parlando.

Le parole “e chiedete alla figlia del barista di via Montebello che anche la figlia stava con lei……con l’altra Emanuela” infatti non hanno senso, per due motivi:

1. i Gregori non avevano nessuna figlia della “figlia del barista”, cioè nessuna nipote;

2. anche se il telefonista si fosse riferito alla figlia, Mirella, anziché a una fantomatica nipote, sta di fatto che non è mai esistita nessuna “altra Emanuela” con la quale Mirella “stava” da una qualche parte.

Insomma, se fosse stata mandata in onda l’intera telefonata si sarebbe capito subito che il suo autore era un goliarda e andava a spanne. Possibile che l’intera redazione di “Chi l’ha visto?”, così esperta, non l’abbia capito?

Veniamo ora alla guerra del flauto. L’asso nella manica di chi vuole assolutamente credere, e far credere, che quello fatto trovare sia della stessa marca, Ramponi & Cazzani, usata da Emanuela Orlandi o addirittura il suo, è il colore rosso della fodera interna dell’astuccio contenitore.

I militanti di questo credo affermano infatti che solo la ditta Ramponi & Cazzani faceva contenitori foderati di stoffa rossa per i propri flauti, mentre la Yamaha li faceva e li fa solo foderati di blu. Affermazione fatta per rintuzzare i ricordi dell’ex compagno di Emanuela al corso di flauto da me intervistato: secondo i suoi ricordi infatti lo strumento usato dalla ragazza doveva essere uno Yamaha, esternamente nikelato, e non un Rampone  & Cazzani esternamente argentato come invece ribadito da “Chi l’ha visto?” anche nella puntata del 17 aprile.

Spiace dover dire che tutt’oggi sono acquistabili online bei flauti traverso marca Yamaha degli anni ’70 e ’80 con tanto di astuccio contenitore originale Yamaha foderato di un bel panno rosso. Perfino di varie tonalità. In un’ora io ne ho trovati una dozzina, tra annunci eBay, Kijiji e di singoli privati. Fermo restando che chiunque compri uno strumento musicale di una marca può benissimo comprare anche un contenitore di un’altra marca, specie nel caso di uno strumento acquistato usato come quello con il quale suonava Emanuela.

A “Chi l’ha visto?” dicono che la notizia del flauto ritrovato l’hanno sparata subito, prima degli accertamenti della magistratura, perché “abbiamo il dovere di approfondire”. Strano però che non interessino gli approfondimenti che ho proposto via e-mail. Evidentemente sanno il fatto loro. Bene, anzi meglio così.

La notizia del ritrovamento del flauto “Chi l’ha visto?” l’ha data il 3 aprile:

“Una persona è venuta in redazione a dirci “io so dov’è il flauto di Emanuela””.

Non vorremmo ci fosse andata il 1° aprile. Sarebbe la seconda volta che abboccano: nel 2005 a uno scherzo da prete, questa volta a un pesce d’aprile.

Ecco tutti gli annunci trovati di flauti traverso marca Yamaha degli anni ’70 e ’80 con tanto di astuccio contenitore originale Yamaha foderato di un bel panno rosso

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