Milano. Mistero chimico sotto un quartiere vicino a fabbrica abbandonata

di Pino Nicotri
Pubblicato il 7 Gennaio 2013 8:45 | Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio 2013 8:58
Vista aerea Selvanesco

Via Selvanesco 60, visione aerea

Mistero chimico alla periferia di Milano.  Almeno sette grandi contenitori di plastica bianca sono stati interrati, letteralmente: nascosti sotto terra, in via Selvanesco, là dove la Grand Milano finisce in una via Gluck di oggi, tra risaie, campi di grano,  cascine e il quartiere Le Terrazze, avamposto estremo della città.

Nessuno sa cosa ci sia in quei contenitori, ma è forte il sospetto che siano residui di una fabbrica, la Sintender, che pare producesse sostanze chimiche, abbandonata da anni e dove si sono sviluppati incendi di cui solo è stato detto che non rilasciavano fumi tossici.

Li ho scoperti per caso, nei prati dove vado a correre, in quella estrema periferia milanese.

Li ho scoperti perché inciampando in un sasso tempo fa ho raschiato con una scarpa il terreno e ho notato così una striscia bianca. Incuriosito, al giro successivo mi sono fermato e ho spostato un po’ di terra: il bianco era quello della plastica di un grande tappo rettangolare, con lati di oltre 30 centimetri, di grandi contenitori interrati per essere nascosto.

Pulendo meglio un po’ di terreno, di quegli strani e misteriosi contenitori ne ho scoperti sette, alcuni dei quali con tappi a quanto pare più grandi, come potete vedere da alcune delle foto che ho scattato e che fanno da corredo a questo articolo.

A fine novembre ho pensato bene di far sviluppare tutte le foto e portarle dai Carabinieri della stazione più vicina, quella di via dei Missaglia. Ma fino a poco prima di Natale non è successo nulla, solo dopo vari giorni un maresciallo dei Carabinieri mi ha cercato per fare un sopralluogo. E’ rimasto perplesso anche lui, ma ci ha tenuto a precisare: “Non sono cose di nostra competenza. Avvertiremo comunque la polizia municipale, sapranno loro cosa fare”.

Lo spero. Ma fino ad oggi, nessuno ha fatto nulla. E crede sia invece il caso che qualcosa venga fatto perché mi pare ci sia da preoccuparsi.

Ho notato infatti che a 50 metri di distanza da quei contenitori c’è quella che una volta era uno stabilimento di sostanze chimiche e della quale per anni gli abitanti limitrofi hanno cercato invano di sapere cosa producesse e se c’era pericolo in quanto forse qualche residuo poteva essere rimasto negli impianti o nei magazzini in disuso da oltre 20 anni.

Mi sono informato e ho appurato che la fabbrica si chiamava Sintender. Ma ho anche scoperto altro: un breve articolo a pagina 40, nella cronaca milanese del Corriere della Sera del 29 maggio 1995. Meglio riprodurlo per intero:

“Allarme l’altra notte in via Selvanesco, alla periferia sud della città , per l’ incendio di alcuni fusti contenenti sostanze tossiche. Le fiamme sono divampate improvvisamente verso mezzanotte e mezzo da uno dei capannoni abbandonati dell’ azienda di sostanze chimiche Sintender che ha cessato l’ attività già da tempo, ma ha lasciato nei locali centinaia di fusti pieni di ammoniaca, acido solforico e freon. In via Selvanesco 60, una strada in mezzo ai campi, sono prontamente intervenuti numerosi mezzi dei vigili del fuoco che per spegnere l’ incendio e per scongiurare il pericolo del formarsi di esalazioni tossiche hanno lavorato per quasi sette ore. Sul luogo dell’ incendio si è recato anche il dottor Aldo Cavallaro, direttore della Usl 38, il quale ha, comunque, tranquillizzato i pompieri affermando che il fumo non era tossico. E’ la seconda volta in 10 giorni che all’interno dell’ ex fabbrica alcuni fusti prendono fuoco. Finora le indagini dei pompieri e della polizia non sono riuscite a trovare alcun elemento che possa far pensare a incendi di origine dolosa; gli investigatori sospettano tuttavia che le fiamme siano state appiccate, magari involontariamente, da gruppetti di extracomunitari che durante la notte dormono nei capannoni abbandonati. Il cancello è chiuso da una catena che è stata trovata tranciata”.

I contenitori interrati che ho trovato sono forse pieni di sostanze tossiche e quindi potenzialmente pericolose per le migliaia di abitanti della zona? Zona che comprende da una parte il quartiere Le Terrazze ed è circondata per le altre tre parti da risaie, coltivazioni di granoturco e soia, alcune cascine, il ristorante Al Carghet, una volta caro ai socialisti, e un casale che era abitato dall’architetto Filippo Panseca, famoso per le coreografie dei congressi del Partito Socialista Italiano dominato dal suo potente amico Bettino Craxi.

Da qualche anno a ciò che resta degli impianti Sintender, ruderi visibili dalla foto satellitare che pure allego, è stata aggiunta la costruzione di una palazzina a due piani con tetto fortemente obliquo, che non figura nella foto satellitare e che non si sa a che uso sia adibita. Appare comunque sempre vuota, così come appaiono sempre deserti gli spazi ex Sintender.

Ogni tanto si può vedere un’auto in sosta davanti all’ingresso, costituito da una grande lastra di metallo forse scorrevole. Spesso l’auto è una vecchia Mercedes e se non sbaglio chi ne scende parla in una lingua slava.

Se si controlla tramite Google cosa ci sia oggi in via Selvanesco 60 non ci si chiariscono molto le idee. Ecco infatti i tre link che ne danno notizia, piuttosto confusa:

– http://aziende.virgilio.it/114570/il-sasso-srl

– http://www.bluaziende.com/azienda/lombardia/mi/milano/pim_off/

– http://www.trovanumeri.com/?azione=dettagli&id=11054405&telefono=Tel:0289300572&datab=privati&nome=Il%20Sasso%20S.R.L.%20&dove=Milano

Una volta in via Selvanesco, lunga strada di estrema periferia che parte da via dei Missaglia e finisce in via Ripamonti, anche oggi circondata dalla campagna, priva di palazzi, con qualche rara abitazione e accesso a un paio di cascine, c’era la famosa banda di via Selvanesco, una delle icone malavitose della Milano del tempo che fu.

A lato del suo inizio in via dei Missaglia è stato costruito 20-25 anni fa da Salvatore Ligresti un intero quartiere, Le Terrazze, detto anche “delle vie dei Motori” perché ogni via porta il nome di un fondatore di industrie d’auto o motorini, come via Garelli, via Bugatti, via Fratelli Fraschini, quelli della auto Isotta-Fraschini, e via Nicola Romeo, il fondatore dell’Alfa Romeo.

Del quartiere fa parte un grande palazzo semicircolare oggi residence per studenti della Università Bocconi, ma per vari anni disabitato perché posto sotto sequestro dalla magistratura in quanto assai più grande di quanto previsto dalle licenze edilizie concesse dal Comune.

M’è venuto in mente che qualcuno anni fa mi disse che, sotto le fondamenta del residence e forse anche sotto quella che oggi è la piazza Cantoni sulla quale si affaccia, sono stati interrati a suo tempo i rifiuti radioattivi di alcuni ospedali, compreso il S. Raffaele. Se sia vero non lo so, anzi pare non lo sappia nessuno. Sta di fatto che finché non è terminata l’edificazione del quartiere buona parte di quella zona era in più punti una discarica di rifiuti chiaramente non autorizzata.

Come che sia, mi pare il caso che quei contenitori interrati vengano portati via e sottoposti a controllo. E che le autorità competenti anziché fare lo scaricabarile appurino il prima possibile quanti contenitori sono stati nascosti nel terreno di quel pratone.